Ieri, il Brasile ha votato per il cambiamento. La speranza ha prevalso sulla
paura, e l'elettorato ha deciso di tracciare un diverso cammino per il
paese. Abbiamo dato al mondo un bello spettacolo di democrazia. Uno dei più
grandi popoli del pianeta ha deciso, in modo tranquillo e pacifico, di darsi
una direzione differente.
Le elezioni che abbiamo appena realizzato sono state, prima di tutto, una
vittoria della società brasiliana e delle sue istituzioni democratiche, dato
che esse hanno generato l'alternanza al potere, senza la quale si perde
l'essenza stessa della democrazia.
Abbiamo avuto un processo elettorale di eccellente qualità, nel quale
cittadini e cittadine hanno richesto ed ottenuto un dibattito pulito, franco
e qualificato sulle sfide del nostro paese, sia per il breve termine che in
una prospettiva storica. A ciò hanno contribuito l'atteggiamento della
giustizia elettorale e del presidente della Repubblica, che hanno svolto
in modo equilibrato il loro ruolo costituzionale.
La grande virtù della democrazia è che essa permette al popolo di cambiare
orizzonte quando lo ritiene necessario. La nostra vittoria rappresenta la
scelta di un progetto alternativo e l'inizio di un nuovo ciclo storico per
il Brasile.
Il nostro arivo alla Presidenza della Repubblica è frutto di un vasto sforzo
collettivo, realizzato - nel corso dei decenni - da innumerevoli democratici
e lottatori sociali.
Molti di loro, sfortunatamente, non hanno potuto vedere la società
brasiliana, ed in particolare gli strati oppressi, cogliere il frutto del
loro lavoro, della loro dedizione, del loro sacrificio militante.
Ovunque si trovino i compagni e le compagne che la morte ha colto prima di
questa ora, sappiano che siamo eredi e portatori del loro lascito di dignità
umana, di integrità personale, di amore per il Brasile e passione per la
giustizia. Sappiate che la vostra opera prosegue in noi, come se foste
ancora vivi, ed è fonte d'ispirazione per noi, che continuiamo a portare
avanti questa giusta lotta. La lotta in favore degli esclusi e dei
discriminati. La lotta in favore dei meno protetti, degli umiliati e degli
offesi.
Voglio rendere omaggio qui ai militanti anonimi. Quelli che hanno dato il
loro lavoro e la loro dedizione, per tutti questi anni, perchè arrivassimo
dove siamo arrivati. Nelle più remote regioni del paese, non hanno mai perso
la speranza. Hanno imparato, come me, dalle sconfitte. Sono diventati più
competenti ed efficaci nella difesa di un paese sovrano e giusto.
Voglio celebrare oggi quelli che, nei momenti difficili del passato, quando
la nostra causa di un paese giusto e solidale sembrava inattuabile, non sono
caduti nella tentazione dell'indifferenza, non hanno ceduto all'egoismo ed
all'individualismo esacerbato. Tutti quelli che hanno conservato intatta la
capacità d'indignarsi di fronte alla sofferenza altrui. Hanno saputo
resistere, mantenendo accesa la fiamma della solidarietà sociale. Tutti
quelli che non hanno voltato le spalle al nostro sogno, che a volte soli
nelle piazze di questo immenso Brasile hanno sventolato ben alta la bandiera
stellata della speranza.
Ma questa vittoria è soprattutto delle migliaia, forse milioni, di persone
che senza affilazione partitica hanno sposato la nostra causa. E' una
conquista delle classi popolari, delle classi medie, di parti importanti
dell'imprenditoria, dei movimenti sociali e dei sindacati che hanno compreso
la necessità di combattere la povertà e difendere l'interesse nazionale.
Per raggiungere il risultato di ieri, è stato fondamentale che il PT, un
partito di sinistra, abbia saputo costruire un'ampia coalizione con altri
partiti. Il PL, il PCdoB, il PMN ed il PCB hanno fornito un contributo
inestimabile fin dal primo turno. Ad essi si sono sommati, nel secondo
turno, il PSB, il PPS, il PDT, il PV, il PTB, il PHS, il PSDC ed il PGT.
Oltre a questo, durante la campagna, abbiamo contato sull'appoggio di
importanti settori di altri partiti, che si sono identificati col nostro
programmma di cambiamenti per il Brasile. In particolare, voglio
sottolineare l'appoggio degli ex-presidenti José Sarney e Itamar Franco e,
nel secondo turno, il prezioso appoggio che ho ricevuto da Anthony Garotinho
e Ciro Gomes.
Non ci sono dubbi che la maggioranza della società abbia votato per
l'adozione di un altro ideale per il paese, nel quale tutti vedano
assicurati i propri diritti di base. La maggioranza della società brasiliana
ha votato per l'adozione di un diverso modello economico e sociale, capace
di asicurare la ripresa della crescita, dello sviluppo economico, con la
generazione di lavoro e distribuzione dei redditi.
Il popolo brasiliano sa, d'altra parte, che tutto ciò che è stato disfatto o
trascurato nell'ultimo decennio non si può risolvere come per magia. Così
come problemi storici della popolazione attiva non possono essere superati
dalla sera alla mattina. Non esiste una soluzione miracolosa per questo debito
sociale, aggravatosi nell'ultimo periodo. Ma è possibile e necessario
iniziare, fin dal primo giorno di governo.
Affronteremo con sicurezza l'attuale vulnerabilità esterna dell'economia
brasiliana, fattore cruciale nella turbolenza finanziaria degli ultimi mesi.
Come abbiamo detto in campagna elettorale, il nostro governo onorerà i
contratti sottoscritti dal Governo, non trascurerà il controllo
dell'inflazione e manterrà - com'è sempre successo nei governi del PT - un
atteggiamento di responsabilità fiscale. Questa è la ragione per dire con
chiarezza a tutti i brasiliani: la dura traversata che il Brasile sta
affrontando esigerà austerità nell'uso del denaro pubblico ed una guerra
implacabile alla corruzione.
Ma anche con le restrizioni del bilancio, imposte dalla difficile situazione
finanziaria che erediteremo, siamo convinti che fin dal primo giorno della
nuova gestione, è possible agire con creatività e determinazione nell'area
sociale. Placheremo la fame, genereremo occupazione, attaccheremo la
criminalità, combatteremo la corruzione e creeremo migliori condizioni di
studio per la popolazione a basso reddito fin dal primo momento del mio
Governo.
Il primo anno del mio mandato sarà sotto il segno della lotta alla fame. Un
appello alla solidarietà verso i brasiliani che non hanno da mangiare. A
questo scopo, annuncio la creazione di una Segreteria dell'Emergenza
Sociale, con stanziamenti e potere per iniziare, fin da gennaio, la lotta al
flagello della fame. Sono sicuro che questa è, oggi, la più forte richiesta
di tutta la società. Se alla fine del mio mandato ciascun brasiliano potrà
mangiare tre volte al giorno, avrò realizzato la missione della mia vita.
Come ho detto al lancio del mio programma, generare occupazione sarà la mia
ossessione. Per farcela, mobiliteremo immediatamente le risorse pubbliche
disponibili presso le banche ufficiali - e nelle partnership con
l'iniziativa privata - per attivare il settore della costrizione civile e
delle opere fognarie. Oltre a generare posti di lavoro, questa misura
contribuirà ad una ripresa graduale della crescita sostenibile.
Il paese ha seguito con apprensione la crisi finanziaria internazionale e le
sue implicazioni sulla situazione brasiliana. In particolare, l'instabilità
del tasso di cambio e la pressione inflazionistica che ne è seguita.
Però, nonostante tutte le avversità sul fronte internazionale, abbiamo un
surplus commerciale di oltre dieci miliardi di dollari per quest'anno.
Risultato che può essere migliorato già nel 2003 con una politica offensiva
per le esportazioni, incorporando più valore aggiunto ai nostri prodotti,
aumentando la competitività dlla nostra economia, ed anche promuovendo una
saggia politica di sostituzione competitiva delle importazioni.
Il Brasile farà la sua parte per superare la crisi, ma è essenziale che
oltre all'appoggio degli organismi multilaterali, come il FMI, la BID ed il
BIRD, si ristabiliscano le linee di credito per le imprese e per il
commercio internazionale. Ugualmente rilevante è avanzare nelle negoziazioni
commerciali internazionali, nelle quali i paesi ricchi abbattano
effettivamente le barriere protezionistiche e i sussidi che penalizzano le
nostre esportazioni, principalmente in agricoltura.
Negli ultimi tre anni, con la fine dell'"àncora cambiaria", abbiamo
aumentato il nostro raccolto agricolo di oltre 20 milioni di tonnellate.
Abbiamo un immenso potenziale in questo settore per scatenare un programma
di guerra alla fame ed esportare alimenti che continuano ad incontrare nel
protezionismo ingiusto delle grandi potenze economiche un ostacolo per
rimuovere il quale non rispamieremo sforzi.
Il lavoro è il cammino del nostro sviluppo, del superamento di questa
eredità storica di disuguaglianza ed esclusione sociale. Vogliamo costituire
un ampio mercato di consumo di massa che dia sicurezza agli investimenti
delle imprese, attragga investimenti produttivi internazionali e rappresenti
un nuovo modello di sviluppo, rendendo compatibili la distribuzione dei
redditi e lo sviluppo economico.
La costruzione di questa nuova prospetiva di sviluppo sostenibile e
di creazione di posti di lavoro esigerà l'ampliamento del credito e la riduzione del costo del denaro, il sostegno al mercato dei capitali e un attento
investimento in scienza e tecnologia. Esigerà anche una inversione delle
priorità nel finanziamento e nella spesa pubblica, valorizzando
l'agricoltura familiare, il cooperativismo, le piccole e microimprese e le
diverse forme di economia solidale.
Il Congresso Nazionale ha un'immensa responsabilità nella costruzione di
questi cambiamenti che promuoveranno l'inclusione sociale e lo sviluppo
sostenibile. Per questo sarò personalmente impegnato ad avviare al Congresso
le grandi riforme che la società richiede: la riforma della previdenza
sociale, la riforma tributaria, la riforma del diritto del lavoro e della
struttura sindacale, la riforma agraria e la riforma politica.
Il mondo è attento a questa spettacolare dimostrazione di democrazia e
partecipazione popolare avvenuta nell'elezione di ieri. E' una buona ora per
ribadire un impegno di difesa coraggiosa della nostra sovranità regionale. E
lo faremo cercando di costruire una cultura di pace tra le nazioni,
approfondendo l'integrazione economica e commerciale tra i paesi,
riscattando ed ampliando il Mercosur come strumento di integrazione
nazionale ed implementando una negoziazione sovrana a fronte della proposta
dell'ALCA. Sosterremo gli accordi commerciali bilaterali e lotteremo
affinchè un nuovo ordine economico internazionale riduca le ingiustizie, la
crescente distanza tra paesi ricchi e paesi poveri, ed anche l'instabilità
finanziaria internazionale che tanti danni ha cagionato ai paesi in via di
sviluppo.
Il nostro governo sarà guardiano dell'Amazzonia e della sua biodiversità. Il
nostro programma di sviluppo, in particolare per questa regione, sarà
segnato dalla responsabilità ambientale.
Vogliamo promuovere tutte le forme di integrazione dell'America Latina che
rafforzino la nostra identità storica, sociale e culturale. Particolarmente
importante è cercare accordi che permettano una lotta implacabile al
narcotraffico che corrompe una parte della gioventù ed alimenta la
criminalità organizzata.
IL nostro governo rispetterà e cercherà di rafforzare gli organismi
internazionali, in particolare l'ONU ed i più importanti accordi
internazionali, come il protocollo di Kyoto ed il Tribunale Penale
Internazionale, così come gli accordi di non proliferazione delle armi
nucleari e chimiche. Stimoleremo l'idea di una globalizzazione solidale ed
umana, nella quale i popoli dei paesi poveri possano sovvertire questa
struttura internazionale ingiusta ed escludente.
Non deluderò il popolo brasiliano. La manifestazione spuntata ieri dal fondo
dell'anima dei miei compatrioti sarà la mia ispirazione e la mia bussola.
Sarò, a partire dal primo di gennaio, il presidente di tutti i brasiliani e
brasiliane, perchè so che questo è ciò che si aspettano gli elettori che mi
hanno affidato il loro voto.
Viviamo un momento decisivo ed unico per i cambiamenti che tutti
desideriamo. Essi arriveranno, senza sorprese nè scossoni. Il mio governo
opererà sotto il segno della comprensione e del negoziato. Della fermezza e
della pazienza. Siamo pienamente coscienti che questo compito supera i
limiti di un partito politico. Questo è stato il senso dello sforzo compiuto
fin dalla campagna elettorale per riunire sindacalisti, ONG e imprenditori
di tutti i segmenti in una azione comune per il paese.
Continueremo ad operare con decisione per unire le diverse forze politiche e
sociali per costruire una nazione che porti benefici all'insieme del popolo.
Proporremo un Patto Nazionale per il Brasile, formalizzeremo il Consiglio
per lo Sviluppo Economico e Sociale e sceglieremo le migliori forze del
Brasile per far parte di un governo ampio, che ci permetta di cominciare a
pagare i nostri debiti sociali, vecchi di secoli. Questo non si potrà fare
senza la partecipazione di tutte le forze vive del Brasile, lavoratori ed
imprenditori, uomini e donne di buona volontà.
Il mio cuore batte forte. So che sono in sintonia con la speranza di miliomi
e milioni di altri cuori. Mi sento ottimista. Sento che sta nascendo un
nuovo Brasile.
San Paolo del Brasile, 28 Ottobre 2002
Luiz Inácio Lula da Silva
Presidente eletto della Repubblica Federale del Brasile
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