Le esternazioni di Nanni Moretti per uno psicodramma patetico

data: 06 febbraio 2002

Antropologicamente, esistenzialmente, “culturalmente” il “popolo di sinistra” è indistinguibile da quello di destra, centro, centrodestra, centrosinistra, ecc. ecc. Abbiamo tutti facce e valori abbastanza simili. Condividiamo soprattutto gli stessi identici consumi. Non è uno spettacolo entusiasmante ma è un dato di fatto. Eccoci qui. Starnazziamo come oche obese intrappolate (per scelta) nel medesimo stile di vita.

autore: Vittorio Giacopini

fonte: www.nonluoghi.it

La messa è appena cominciata. Nanni Moretti è tra i principali responsabili non della sconfitta ma della scomparsa della sinistra in Italia però lui non lo sa e in un momento di raptus si è convinto di essere un vate ispirato, una voce critica.

Le esternazioni del regista della “Stanza del figlio”, una lagna piccola borghese, hanno suscitato un grande clamore che rappresenta il sintomo imbarazzante dello scadimento del discorso pubblico in Italia in una parodia molto poco sincera e francamente patetica e ridicola. Critiche e autocritiche fanno parte da sempre del Dna della sinistra e con la sua sparata un po’ casuale il regista più presuntuoso (e ricattatoriamente intimista) d’Italia ha semplicemente detto quello che pensano tutti e – noiosamente - dicono tutti, persino quel senescente caso clinico che è diventato Eugenio Scalfari. Se la sinistra non è in buona salute sarà anche un po’ colpa sua. E dei suoi politici. Sai che trovata. Sai che provocazione. Sai che “strappo”.

Adesso tutti si interrogano – il riflesso condizionato è molto scontato, molto prevedibile – sul rapporto tra “intellettuali” e “politica” ma è una presa in giro. Nessuno mi sembra ha notato che l’intervento di Moretti esprime in modo sintetico e perfetto proprio quell’idea (angusta, sterile, soffocante, conservatrice) della politica come professione che ha finito per risultare letale alla sinistra. Ispirato e saccente, Moretti, con discutibile audacia e scarsa fantasia, ne ha fatto una questione di “leader”. Generazioni, tattiche di breve periodo, capacità di dialogo, compromesso, contrattazione, mercato politico. Sarà anche vero. Forse con questi leader la politica non vincerà mai. Forse bisognava mettersi d’accordo con Bertinotti o di Pietro. Ma la politica è davvero quella cosa che Moretti ha rimproverato a Rutelli e Fassino di non saper fare col necessario mestiere? E c’era davvero bisogno di Moretti per scoprirlo?

Lo psicodramma è appena iniziato e potete giurarci che continuerà. I Ds danno appuntamento agli intellettuali. Gli intellettuali – i soliti servi petulanti – rispondo all’appello, in ordine sparso. Chiunque prova soltanto a ragionare capisce – dovrebbe capire - che il punto è un altro. Non è questione di élites, professionisti (più o meno abili, più o meno scafati) della politica-politica, questo teatrino penoso, questa farsa. La sinistra ha Fassino e Rutelli, Bertinotti. La destra Berlusconi e Storace, la Prestigiacomo. Non è proprio uno scontro tra Titani. Non è l’Iliade. Non è neppure la disfida di Barletta (o una corrida). Se la sinistra ha perso (e continuerà a farlo per parecchio) forse è perché – culturalmente, moralmente, esistenzialmente – in questa società si è definitivamente imposta un’omologazione mediocre da classe media, da piccola borghesia alfabetizzata, da eterno liceo per narcisi lagnosi, queruli, ricchi, petulanti. Molto, decisamente molto conformisti.

Antropologicamente, esistenzialmente, “culturalmente” il “popolo di sinistra” è indistinguibile da quello di destra, centro, centrodestra, centrosinistra, ecc. ecc. Abbiamo tutti facce e valori abbastanza simili. Condividiamo soprattutto gli stessi identici consumi. Non è uno spettacolo entusiasmante ma è un dato di fatto. Eccoci qui. Starnazziamo come oche obese intrappolate (per scelta) nel medesimo stile di vita.

Non prendiamoci in giro. Siamo identici. Su questo sarebbe opportuno essere onesti. Sopravvalutare i politici è una mossa inutile e suicida . Sottovalutarsi (come fa Moretti) non è modestia ma ipocrisia. Sull’immaginario collettivo, sui modelli antropologici, sullo “stile“ della sinistra ha influito molto più uno come Nanni Moretti che non trascurabili, scialbe, comparse come Fassino, Rutelli o Bertinotti.

Ma mentre lo psicodramma è in pieno svolgimento Moretti è il primo a non rendersene conto o a far finta di niente. Il profeta del “siamo uguali, siamo diversi”, ha una visione molto convenzionale della politica, molto “corretta”, molto reazionaria. È tutta una questione di leader, non è vero?

Ok, con questi politici non andremo probabilmente da nessuna parte. Con questi “intellettuali” ci votiamo certamente al suicidio. Ed è un po’ peggio.

Vittorio Giacopini (Roma, 1961) è autore, tra l'altro, dei volumi "Una guerra di carta. Il Kosovo e gli intellettuali" (Elèuthera, febbraio 2000, pp. 154, 20 mila lire), "Prima e dopo il '68. Antologia dei Quaderni Piacentini" (con Goffredo Fofi, Minimum Fax, 1998) e "Scrittori contro la politica" (Bollati Boringhieri, 1999).

Tra i suoi saggi pubblicati nel sito Nonluoghi.it segnaliamo:

Simone Weil: l'oppressione e il gioco del potere di cui tutti sono vittime. All'intellettuale rimane la lotta per mantenere aperto uno spiraglio di cambiamento.
Specchi: concezioni della globalizzazione, immagini di noi stessi. L'impotenza della politica e l'enorme dubbio sul cambiamento possibile.
Scegli il tuo nemico. Ipotesi sul “movimento”, la globalizzazione, la politica... ( note: già sul sito lacaverna, ora presente nello stesso settore con lo stesso titolo, il resto dell'articolo è integrale)