Campi d'infamia
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...Anche se dividerete la popolazione in
detenuti e secondini, e questo sarà il nuovo milioni di posti
di lavoro, passeranno lo stesso. Passerà su di noi e sulle
nostre meschine barriere l'onda di piena del nuovo mondo e ci
rigirerà come un cucchiaio. Il nostro bianco leggero come la
meringa sbiadirà e finirà nell'archivio della specie. Saremo
globali nel modo migliore, per incroci e innesti. E il
risultato del vostro affannare intorno a serrature e catenacci
sarà che tutti noi faremo schifo agli occhi e alla memoria dei
nipotini posteri, colorati come
l'arcobaleno.
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Un giornale di sinistra mi
chiese un commento all'incendio, lasciato consumare, del campo
di concentramento Vulpitta di Trapani dove morirono sei
tunisini. Non lo pubblicò. Era al governo la sinistra e i
campi di concentramento erano stati inaugurati un anno prima
dal suo proverbiale senso dello stato. Dello stato di arresto
di stranieri, giorni e notti trenta, senza aver commesso alcun
reato: s'aspettavano da un mio commento forse le
congratulazioni per non aver fatto scappare dal campo nemmeno
un prigioniero, durante le tardive fasi di spegnimento. Li
avevo delusi. Al tempo di quel governo la soglia di
sensibilità verso quei rinchiusi e verso la guerra bombardiera
sulle città jugoslave e verso un agguato di polizia a un
corteo di ragazzi metodicamente bastonati in una piazza senza
vie d'uscita e poi nelle caserme di Napoli, ecco questo genere
di sensibilità era poco sviluppata. E ancora oggi il
rimprovero ufficiale rivolto a quel governo è che non ha
voluto fare una legge sul conflitto di interessi.
Bah.
Oggi c'è un governo che batte le medesime piste,
lo ha fatto a Genova raddoppiando l'aggressione di Napoli, lo
fa su licenza di guerra planetaria e petrolifera che si è
attribuito come socio della ditta di petrolio Bush &
Cheney, lo fa sugli stranieri immigrati. Rilancia: trenta
giorni in un campo di concentramento per innocenti sono pochi,
facciamo sessanta giorni. E apriamone di nuovi. Così la nostra
forza pubblica diventa una polizia penitenziaria e il nostro
sistema penale si aggiudica un fatturato di detenuti in più,
non passato per alcun tribunale, fatturati in
nero.
Dilaga volentieri l'illegalità di stato,
l'arbitrio di misure fuorilegge, la persecuzione di uomini e
donne nel pieno delle forze e della volontà, con storie
d'inesorabile emergenza alle spalle. Nei recinti in cui sono
stipati non entra manco il papa, né a loro si estende
l'accorata supplica di clemenza. Restano fuori dalla grazia di
Dio e degli uomini.
E ora finalmente posso fare le
congratulazioni ai governi di ieri e di oggi. Ci siete
riusciti. Non a regolare i flussi migratori, anche se non vi è
mancata la buona volontà di nuocere. Siete riusciti a
incanaglire il nostro paese, con la fabbrica di campi
d'infamia reclusoria. Avete sfigurato il carattere del nostro
paese. Siamo terra inzuppata in mezzo ai mari, spina dorsale
del Mediterraneo, giuntura tra nord e sud, perciò siamo stati
attraversati da popoli, eserciti, civiltà. Siamo stati
ospitali per amo re e per forza. Ora contro l'umanità del
mondo che si sposta a milioni risalendo i paralleli,
riversandosi da oriente, volete mettere alla sagoma Italia un
preservativo di sbarre e fili spinati. Volete mettere un
cancello alla storia e alla geografia. Se guardate un poco
oltre il vostro delirio di contenimento, vedrete che nel giro
di un paio di generazioni saremo meticci. State fermando
l'acqua con i cesti. Anche se dividerete la popolazione in
detenuti e secondini, e questo sarà il nuovo milioni di posti
di lavoro, passeranno lo stesso. Passerà su di noi e sulle
nostre meschine barriere l'onda di piena del nuovo mondo e ci
rigirerà come un cucchiaio. Il nostro bianco leggero come la
meringa sbiadirà e finirà nell'archivio della specie. Saremo
globali nel modo migliore, per incroci e innesti. E il
risultato del vostro affannare intorno a serrature e catenacci
sarà che tutti noi faremo schifo agli occhi e alla memoria dei
nipotini posteri, colorati come
l'arcobaleno.
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