Tre minuti per migliorare Carta
Compilando questa modulo, che ho prelevato dalla rivista e trasformato in formato elettronico, possiamo dare a CARTA il contributo che ci è stato richiesto per fare un settimanale più ricco e interessante.
Chi ha più di tre minuti può leggere anche l'editoriale di Pierluigi Sullo in fondo alla pagina.
Un abbraccio
Rosario
sesso
M
F
età [anni]
residenza[città e sigla provincia]
Stato civile
1.
celibe/nubile
2.
coniugato/a
3.
convivente
4.
separato/a-divorziato/a
Lavoro-non lavoro
1.
studente
2.
insegnante
3.
precario/a
4.
lavoratore/lavoratrice dipendente
5.
disoccupato/a
6.
operatore/operatrice culturale
7.
professionista
8.
altro [indicare]
Livello scolastico
1.
scuola elementare
2.
scuola media inferiore
3.
scuola media superiore
4.
università [indicare la facoltà]
5.
altro [indicare]
Compri normalmente un quotidiano?
NO
SI
Se sì, quale o quali?
Utilizzi Internet?
NO
SI
Fai parte di qualche gruppo, associazione, centro sociale, social forum, Ong ?
NO
SI
Se sì, quale o quali?
Sei iscritto a un sindacato o partito?
NO
SI
[se vuoi, indicali]
Perché compri Carta?
[massimo due risposte]
1.
perché è in sintonia con le mie idee
2.
perché lo trovo interessante
3.
per la sua originalità
4.
perché partecipo al "movimento"
5.
perché parla del bilancio partecipativo
6.
per solidarietà
7.
perché è di sinistra
8.
altro [specificare]
Che cosa ti piace di più?
[massimo due risposte]
1.
la confezione [grafica]
2.
le non notizie
3.
l'alfabeto dei cantieri sociali
4.
le lettere
5.
i racconti sociali
6.
la "lettera a" del direttore
7.
l'autobus
8.
la carta geografica
9.
altro [specificare]
Che cosa ti piace di meno?
[massimo due risposte]
1.
la confezione [grafica]
2.
le non notizie
3.
l'alfabeto dei cantieri sociali
4.
le lettere
5.
i racconti sociali
6.
la "lettera a" del direttore
7.
l'autobus
8.
la carta geografica
9.
altro [specificare]
Quali sono i temi trattati da Carta che trovi più interessanti? [Puoi dare più risposte]
1.
commercio equo e finanza etica
2.
antiproibizionismo
3.
ambiente e agricoltura
4.
migranti
5.
guerra, pace e nonviolenza
6.
media e informazione indipendente
7.
multinazionali
8.
altro [specificare]
Le notizie e gli indirizzi dell'Alfabeto ti sono utili?
NO
SI
[massimo due risposte]
1.
per soddisfare i tuoiinteressi sociali
2.
per avere indicazioni sul consumo critico
3.
per creare una rete di nuovi contatti ?
4.
per altro [specificare]
Quante volte ogni settimana ti colleghi con www.carta.org?
1.
mai
2.
meno di tre volte
3.
più di tre volte
4.
tutti i giorni
Quali sono le pagine che visiti più frequentemente?
1.
Editoriali
2.
Notizie in movimento
3.
Agenzia internazionale
4.
Campagne
5.
Agenda
6.
Cantieri
7.
Associazioni
8.
Articoli
9.
Altro [specificare]
[SOLO PER I LETTORI NON ABBONATI]
Compreresti Carta anche se costasse 3 Euro?
NO
SI
Saresti disposto a comprarla sempre nella stessa edicola?
NO
SI
Tra le proposte elencate qui sotto, quali potrebbero migliorare il settimanale e la sua diffusione?
[massimo due risposte]
1.
edizioni cittadine o regionali
2.
più spazio alle opinioni dei lettori
3.
ogni mese un numero diventa monografico [almanacco]
4.
cd o videocassette allegati
5.
altro [specificare]
Un anno
Quando abbiamo letto che, nelle sfilate di moda milanesi, i "vezzi dell'uomo elegante" sono quelli di essere "orientale, nomade e no global", abbiamo pensato: "Bingo!". Poi ci è venuta un po' di tristezza, rimuginando su come la grande novità dei movimenti sociali antiliberisti sia stata masticata, inghiottita, digerita e poi risputata fuori prima in forma di pseudo-partito politico, ora come brandello dell'apparire, e domani chissà cosa. Ma, a volersi consolare, tutto questo significa che quella novità c'è, persiste, resiste ad ogni definizione costrittiva, cambia e ricomincia dove meno ci si aspetta.
Ottimisti? Come no.
Le nostre sudatissime stanze di via Gran Bretagna 18, Roma; quel fascicolo di pagine a colori che ogni settimana tenta di far capolino nelle edicole; la faccia mutevole del nostro sito internet; quel messaggio che ogni sette giorni annuncia lietamente a una dozzina di migliaia di caselle di posta elettronica "no news!"; quelle sale sgangherate o ipermoderne o nobilmente antiche dove, qui e là in Italia, persone si siedono per discutere, tra altri, con quelli di Carta; le cinquecento persone che in maggio si sono accomodate in un'aula per dibattere di un tema astruso come il Nuovo Municipio; insomma, un sacco di cose ci dicono che non abbiamo buttato via gli ultimi anni, e specialmente quello appena trascorso. Un anniversario ambiguo, misto: il primo anno di Carta settimanale; un anno meno un mese da quei giorni di Genova su cui non la si smette di ragionare, ripensare, commuoversi.
Bé, certo, avremmo preferito abitare in via Argentina, o in corso Chiapas, o in piazza Ecuador, sapete com'è. Ci sarebbe piaciuto che il settimanale occupasse in massa tutte le edicole, e andasse a ruba. Che il sito e la newsletter fossero utilizzate da centinaia di migliaia, invece che decine. Che del Nuovo Municipio si fosse discusso tempo fa, e ora si facesse in cento città. Che a Genova avessimo respirato meno gas velenosi, preso meno mazzate. Che Carlo fosse vivo. Ma adesso, mentre come al solito proponiamo ai lettori una clamorosa "non notizia", e cioè che un settimanale indipendente, autogovernato e autofinanziato, che non pubblicherebbe mai la pubblicità dell'Eni-Agip, e non si sognerebbe mai di "ringraziare" questa multinazionale di rapina, come altri vitalissimi (no) profit fanno ogni settimana, una tale impossibilità non solo è possibile, ma vive da un anno.
Dodici mesi. Cinquanta numeri. Cinquanta copertine (che Marco Revelli "legge" sul numero cinquantuno di Carta, quello che arriva in edicola con una copertina che annuncia: "Uno"). Credete voi che sia facile? Scontato? Che edicolanti e distributori, possibili inserzionisti pubblicitari (non le multinazionali), lettori e abbonati, "leader" dei movimenti siano lì, attentissimi, consapevoli, pronti a darvi una mano? Che non si distraggano proprio il giovedì (a Roma e Milano) e venerdì (nel resto d'Italia)? Che non abbiano la sensazione che ci sia già "troppo da leggere"? Che non riescano, talvolta, a non pensare a un giornale come a "uno strumento", "un organo", una variabile dipendente dalla "politica", un "avversario" se appena eccepisce, critica e discute? Che, soprattutto, abbiano tutti davvero aderito all'idea (che è un sentimento, per lo più) per cui diversi-ma-insieme si può offrire un'opinione, un racconto del mondo, ai concittadini, a tutti, convincente, attraente, amichevole, colloquiale?
Ma se siamo ancora qui, un anno dopo il primo numero del settimanale, evidentemente abbiamo trovato sufficiente simpatia, cooperazione e curiosità in un numero di persone tale da consentirci di non naufragare, nonostante il mercato sia congegnato in modo tale da lanciare siluri in ogni momento. E' una "non notizia" abbastanza interessante, da farci la copertina? Ne abbiamo discusso un po', in redazione, e abbiamo concluso per il sì, non per vanteria o autismo, ma perché, tra altre cose, ci pare un convincente segnale che la "crisi" o la "morte" di movimenti e forum sociali è come il "maschio elegante, nomade e no global": è una "notizia".
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