Batasuna, lo scontro in Rete - Intervista a Montalban
Il giudice Garzon ordina la chiusura del sito web dei baschi, che però è registrato in Australia. La sede dell'organizzazione si sposta in Francia? Batasuna nega ma su Internet cambia indirizzo
data: 29 agosto 2002
autore: G. S (Intervista ROBERTO ZANINI)
fonte:il manifesto
La sinistra abertzale (nazionalista, ndr) continuerà a lavorare» aveva dichiarato il portavoce di Batasuna, Arnaldo Otegi, prima di essere buttato fuori dalla sede del partito a Bilbao. Come? Spostando la propria sede a Bayona nel paese basco francese? Questa era l'ipotesi accreditata ieri dal fatto che sul sito internet (batasuna.org) veniva indicato al posto dell'indirizzo della sede di Pamplona (chiusa dalla polizia spagnola martedì) quella di Bayona, dove ha il proprio ufficio anche il deputato europeo Koldo Gorostiaga. Una decisione presa evidentemente dopo che il giudice Garzon - che ha sospeso Batasuna con l'accusa di appoggiare l'Eta per non averne condannato gli atti terroristici - aveva ordinato anche la chiusura del sito web. Tuttavia la misura non è stata ancora eseguita in quanto la compagnia presso cui è registrato il sito di Batasuna - www.melbourneit.com - la cui sede si trova in Australia, sostiene di non aver ricevuto l'ordinanza del giudice Garzon. Altri siti di Batasuna sarebbero peraltro registrati in paesi europei. Quindi la battaglia mediatica di Garzon si presenta ardua. La coalizione abertzale ha tuttavia smentito l'intenzione di trasferire la propria sede nazionale in Francia, anche se da tempo le strutture delle organizzazioni di partito lavorano in collegamento con quelle oltreconfine ed esiste una assemblea degli eletti nelle istituzioni del paese basco spagnolo e francese. In questo caso la Spagna potrebbe fare ben poco anche se un portavoce del governo spagnolo ha detto che «esiste un precedente della messa fuori legge di partiti in Francia», il riferimento è al partito di estrema destra messo al bando dopo che un suo militante aveva attentato alla vita del presidente Jacques Chirac.

Mentre il governo sta procedendo per mettere completamente al bando il partito per ora sospeso, molti in Spagna ricordano che si tratta della prima illegalizzazione di un partito dopo la fine della dittatura franchista (1939-1975). «Durante gli anni di Franco abbiamo affrontato la stessa situazione se non peggio. Eravamo illegali, ma il movimento pro-indipendenza è continuato», ha affermato Jone Goirizelaia, legale di Batasuna e deputata nel parlamento basco.

Goirizelaia, come gli altri rappresentanti di Batasuna nelle istituzioni, potrà continuare ad occupare il suo seggio. «Il movimento indipendentista ha molte radici tra il popolo basco. Non penso che si indebolirà per la perdita di un simbolo di partito», ha aggiunto l'avvocata.

La scelta del giudice Garzon e del governo di Aznar trova l'opposizione nel paese basco anche dei nazionalisti che non appoggiano Batasuna e che condannano la violenza dell'Eta. E Gazte Abertzaleak, l'organizzazione giovanile di Eusko Alkartasuna (Ea), uno dei tre partiti che governano a Vitoria - insieme al Partito nazionalista basco e a Ezker batua, la versione basca di Izquierda unida - ha chiesto al governo che «nel futuro ometta di rispettare le leggi e le obbligazioni che i baschi nel loro insieme considerano ingiuste e attraverso la disobbedienza avvii quel processo di affermazione della sovranità che deve dare soluzione ai problemi di questo popolo». La gioventù di Ea ha espresso anche il suo «malessere» per la «prepotenza ed eccessiva durezza esercitata dalla Ertzaintza (polizia basca, ndr) nella chiusura delle sedi basche».

Intanto, Jone Goirizelaia ha annunciato l'intenzione di ricorrere contro la decisione di Garzon e il processo di illegalizzazione di Batasuna avviato dal governo di Madrid, quando la messa al bando sarà ufficiale, portando il caso davanti alla Corte europea per i diritti umani. E l'avvovata ha sottolineato un precedente: la Corte europea in aprile ha condannato la Turchia per la messa al bando del Partito laburista del popolo kurdo, nove anni fa, con l'accusa di legami con la guerriglia del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk).



«Che silenzio sinistro» Parla Montalban

Perché tacciono gli intellettuali? «Non ho alcuna simpatia per i batasunos, ma non si tratta di simpatia o antipatia. Metterli al bando complica il problema basco ed è una pura scommessa elettoralistica della destra»
ROBERTO ZANINI

Rendere illegale un partito politico non è cosa da tutti i giorni, in Spagna ad esempio non accadeva dalla fine del regime di Franco. Che quasi nessuno paia preoccuparsi dell'eliminazione legale di un partito in un paese d'Europa, anche questa non è cosa di tutti i giorni. Nella Spagna segnata da anni di bombe nei supermercati, omicidi di consiglieri comunali e violenze insensate, il silenzio è lo strumento scelto anche da quanti non hanno condiviso la tremenda «ley de partidos» che ha determinato la messa al bando di Batasuna, la formazione indipendentista basca. Tra i pochi a conservare la voce c'è Manuel Vazquez Montalban.

Il parlamento decide la «illegalizzazione» di un partito, un giudice ne decide la chiusura di sedi, giornali e attività. Dovrebbe essere una cosa da far inorridire, eppure nessuno inorridisce. Perché?

La mancanza di nuove aspettative per il problema basco favorisce il fatto che una misura come la ilegalizacion di Batasuna possa sembrare valida e politicamente efficace. Tanto il Partido pupular come i socialisti del Psoe sono obbligati a occultare la propria impotenza su questo argomento, che fino ad oggi non sono riusciti a risolvere per via poliziesca. Pensate solo che la riunione del parlamento che ha deciso la ilegalizacion si è tenuta in agosto, mese in cui la Spagna smette di esistere. Il nostro paese è come Brigadoon, il luogo fatato in Scozia che appare un giorno ogni cento anni. La Spagna si nasconde in luglio e non riappare fino a ottobre.

Il Partito socialista spagnolo è uno dei padri di questa svolta contro Batasuna, Izquierda unida si è astenuta, mentre i comunicati di Batasuna invitano a «impedire ai fascisti di prendersi le nostre sedi». Perché la sinistra spagnola, quando si parla di baschi, non dice quasi nulla?

La sinistra spagnola, come quasi tutte le sinistre tradizionali, è statalista: unica classe operaia unica, unico stato. Tranne in Catalogna, dove il problema nazionale ha obbligato a una correzione di questo assioma, molto nel solco dell'austromarxismo, questo principio ha impedito una lettura dialettica delle rivendicazioni nazionaliste centrifughe. D'altra parte il terrorismo dell'Eta ha assassinato militanti e dirigenti socialisti, e questo rende molto difficile il distacco necessario a una risposta politica. Il fatto drammatico è che il Psoe, sul problema dell'indipendentismo basco, non ha una lettura e un progetto politico diversi da quelli del Pp. In questo senso, l'evoluzione più flessibile è stata quella di Izquierda unida.

Crede che l'Europa reagirà in qualche maniera? Non sono molti, in Europa, i partiti sciolti per legge. Il Front national di Le Pen o il Fpoe di Haider, che sono formazioni razziste, non solo sono legali ma hanno anzi vinto o sfiorato la vittoria nelle rispettive elezioni.

E' una sciagura che i parlamenti si dedichino a rendere illegali partiti politici non già per evidenza ideologica ma per silenzi umanitaristici, come nel caso di Batasuna. Questo ruolo ilegalizador deve arrivare per via giudiziaria e non compromettere il gioco delle maggioranze e minoranze parlamentari. Sembra una beffa, ma in questo modo è facile bandire Batasuna partendo da alcuni criteri democratici quantitativi e impossibile fare lo stesso con Haider o Le Pen.

La «lotta al terrorismo» sembra la parola magica con cui i governi di destra, in Europa come negli Stati uniti, si sbarazzano di ogni argomento scomodo. Anche il caso di Batasuna rientra in questo quadro?

Sì. Senza l'alibi fornito dalla strategia di Bush della «libertà duratura», Aznar non sarebbe andato tanto lontano. Però lui sa che la ilegalizacion di Batasuna gli porta voti nel resto della Spagna, tra la clientela più contraria ai separatismi o la più terrorizzata dalla brutalità dell'Eta e dall'insensibilità critica di Batsasuna.

Cosa indica il silenzio degli intellettuali, spagnoli e non solo, difronte alla «ley de partidos» e alle sentenze giudiziarie che ne derivano? Stiamo parlando dello smantellamento coatto di un partito politico, cioé delle sue idee oltre che delle sue pratiche. Come mai la Palestina, l'Irlanda del Nord, ma anche l'Angola o persino i talebani infiammano il dibattito, e il Paese basco no?

Buona parte degli intellettuali spagnoli sono a favore della messa al bando di Batasuna, e quelli contrari non vogliono sollevare un putiferio dicendolo. Questa ilegalizacion si colloca nella logica del «politicamente corretto».

L'Eta non è certo la stessa formazione delle origini, e Batasuna è un partito diverso da quando nacque, nel `78. Paragonare l'attentato a Carrero Blanco con l'omicidio a sangue freddo di un consigliere comunale del partito popolare è semplicemente impensabile. Quali responsabilità hanno i separatisti nella decisione di Madrid?

Molte. Il comportamento di Batasuna rispetto all'Eta è naccettabile e politicamente nefasto. Non hanno osato o non hanno potuto osare di affrontare la violenza indiscriminata «all'algerina» che ha caratterizzato le azioni dell'Eta a partire dall'attentato di Hypercor [una bomba dell'Eta in un obiettivo assolutamente civile, un supermercato di Barcellona, fece strage nel giugno dell'87, ndr]. Non ho alcuna simpatia per i batasunos, ma non si tratta di simpatia o antipatia. Metterli al bando complica il problema basco ed è una pura scommessa elettoralistica della destra. Da parte del Psoe, nemmeno questo. Per il Psoe si tratta di non inciampare nel gioco di salto alla corda rappresentato dal suo ruolo di partito con il senso dello