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Bandiere della pace, i sindaci si ribellano |
Per il governo esporre i colori dell'arcobaleno è vilipendio della bandiera. Decine di enti locali disobbediscono, tra Milano e Roma è «derby» Albertini-Veltroni. E l'Italia si riempie di drappi contro la guerra |
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La «normativa vigente» dice che non potrebbero, eppure sventolano lo stesso. E così il governo ha perso in partenza la «guerra» delle bandiere, perdendo anche una buona occasione per evitare figuracce a due giorni dal corteo che farà sventolare centinaia di migliaia di bandiere della pace. Scarsa sensibilità politica, e nervi a fior di pelle, hanno spinto la presidenza del consiglio a rispondere nel peggiore dei modi alla richiesta di alcuni prefetti imbarazzati perché su qualche palazzo comunale sventola il simbolo di pace.
Lasciamo sventolare? No: sugli edifici pubblici è vietato esporre vessilli diversi dalle bandiere nazionali, e dunque chi espone l'arcobaleno rischia di incorrere nel reato di vilipendio della bandiera. Significa, per esempio, che all'autorità giudiziaria è già stato segnalato che il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, ha esposto la bandiera della pace a Palazzo Vecchio. E lo stesso hanno già fatto i sindaci di Genova, Modena, Castellammare di Stabia e anche Taranto - quest'ultima governata dal centrodestra. «Mi sembrava di aver capito - ha replicato il sindaco di Firenze - che tutti fossero per la pace e che condividessero l'obiettivo di mettere in campo ogni sforzo per scongiurare la guerra. Ma evidentemente non è così, se c'è chi può scambiare il simbolo di un valore universale come la pace per la bandiera di una parte».
Secondo Luciano Silvestri, segretario della Cgil Toscana (110 pullman in partenza), «c'è in giro una voglia strisciante di autoritarismo: le bandiere da non mettere di Berlusconi, ma anche gli scioperi da non fare per Federmeccanica....». Paolo Cento (Verdi) si è rivolto al premier con una interpellanza. «E' inaccettabile che in un paese democratico e civile - ha detto - si arrivi a simili atti di arroganza: la libertà di espressione è uno dei diritti inalienabili e fondamentali su cui si basa la repubblica». E lo stesso hanno fatto alcuni senatori e deputati diessini per chiedere il ritiro della nota che sulla carta impedirebbe l'esposizione della bandiera.
La questione si risolverà nei palazzi della politica a colpi di codici, interpellanze e buon senso, ma intanto ha già messo in fibrillazione gli enti locali di mezza Italia. Come quello della regione Emilia-Romagna, dove molti comuni hanno già esposto la scritta «pace» senza aspettare l'ok delle prefetture. L'arcobaleno sventola anche dal palazzo della regione Umbria e da domani anche in molte scuole; e lo stesso ha deciso di fare anche la regione Puglia, governata dal centrodestra.
Tra Milano e Roma invece è «derby». Da una parte il sindaco Albertini svicola in ossequio al suo capo - «abbiamo fatto una scelta diversa perché la bandiera rappresenta il simbolo di una polemica contro le scelte di alcuni governi» - e dall'altra Veltroni spopola dicendo «qui in Campidoglio la bandiera sventolerà anche nei prossimi giorni».
Il governatore lombardo, e fervente pacifista, Roberto Formigoni, ha preferito glissare per non dispiacere ai suoi che straparlano di vilipendio alla bandiera: «Non è prevista alcuna esposizione». Di certo la presa di posizione più visibile si espliciterà a Roma dopodomani, quando gli oltre duecento enti locali che fanno parte del coordinamento nazionale per la pace sfileranno a partire dal Campidoglio con i loro gonfaloni e con una grande bandiera colorata. Ma per capire perché il governo si è lasciato scappare un provvedimento così sconclusionato e impopolare non bisogna soffermarsi sui palazzi degli enti locali, si devono guardare le case, gli angoli delle strade, le chiese, tappezzati di bandiere arcobaleno.
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