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Raffaello Renzacci era un amico prima ancora che un compagno, e un collaboratore di questo giornale. Ci ha lasciati ieri, all'improvviso, e ci troviamo senza parole. Segretario della Camera del Lavoro di Torino, con una storia Fiat alle spalle che non si può non ricordare: è stato il motore della lunga lotta per il rientro al lavoro dei cassintegrati dell'80, i 24 mila «esuberi» messi alla porta da Corso Marconi, allora si chiamava così la multinazionale torinese. Con questo ricordo lo saluta la segreteria nazionale della Fiom. Raffaello era schivo, forte di quella virtù straordinaria che si chiama modestia, ma «solare» come scrivono Gian Paolo Patta e Paola Agnello Modica della segreteria nazionale della Cgil. Ha lavorato al fianco del movimento pacifista e antiliberista, a Genova e ovunque ci fosse bisogno di lui, ha così contribuito a meticciare culture sociali e politiche diverse. Ne sentiremo la mancanza. Insieme a noi del «manifesto» lo salutano con dolore i suoi tantissimi compagni e compagne, di Rifondazione comunista, del sindacato, della CdL di Torino, del movimento. Un abbraccio alla sua compagna Doriana dal collettivo del «manifesto». Oggi pomeriggio sarà allestita la camera ardente presso la Camera del lavoro di Torino. (lo.c.)
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