Una vita da "resistente"
E' morto ieri a soli 47 anni Raffaello Renzacci. Dirigente della Cgil, fondatore del Coordinamento cassintegrati Fiat. Militante della Quarta internazionale, di Dp e del Prc
data: 20 Novembre 2003
autore: S. Cannavò
fonte: Liberazione


E' stato un resistente, Raffaello Renzacci: ha resistito al riflusso degli anni Settanta, alla sconfitta alla Fiat, alla cassa integrazione, alla dura battaglia di sinistra dentro la Cgil, a un'attività militante con Rifondazione comunista, troppo spesso faticosa. Per una settimana ha resistito anche a un improvviso aneurisma cerebrale che lo ha colpito mentre si trovava nella Camera del Lavoro di Torino. Ricoverato d'urgenza aveva superato l'operazione e le prime due difficili crisi post-operatorie. La terza ce lo ha portato via a soli 47 anni.
E' una perdita non solo dolorosa ma incolmabile. Chi lo ha conosciuto nella sua lunga militanza, i compagni di Torino quelli del sindacato, lo sa bene. Membro del direttivo nazionale della Cgil, eletto nella componente di Lavoro-Società - che rappresentava anche nella segreteria torinese con uno spirito tutt'altro che di parte ma anzi preoccupandosi dell'intera organizzazione - Raffaello aveva cominciato la sua attività sindacale entrando in Fiat nel 1976. Ma la sua militanza politica era cominciata tre anni prima, nel 1973, quando, dopo l'impegno nel movimento studentesco - era nato nel 1957 a Massa ma aveva fatto l'istituto tecnico a Torino - decideva di entrare nella Quarta internazionale. E' stato questo il suo primo atto "resistente": da allora non ha mai abbandonato questa corrente politica offrendole una "sapienza" operaia e una conoscenza competente e puntigliosa delle moderne condizioni del lavoro. Chi scrive conserva ancora una sua risposta del 31 ottobre scorso, alla richiesta di articolo, per la rivista Erre, sulla situazione attuale del sindacato: «Obbedisco!» diceva il messaggio, ma non senza essersi raccomandato che Liberazione si occupasse della vertenza precari al call center delle Pagine Gialle.

Questa "sapienza" Raffaello se l'era formata direttamente in fabbrica, alla Fiat, alle Carrozzerie, dove rapidamente diviene delegato sindacale partecipando in prima linea alle grandi mobilitazioni del '78/'79. Nel corso della lotta ai cancelli viene richiamato militare. Questo gli impedisce di partecipare all'occupazione della fabbrica ma non di essere inserito, al suo ritorno, nella lista dei 23mila cassintegrati.

E' una svolta nella sua vita, ovviamente, ma anche nella sua militanza. Raffaello è tra gli attivi costruttori del Coordinamento dei cassintegrati Fiat: un altro lavoro "resistente" che cerca di contenere la sconfitta dell'80, così densa di conseguenze politiche e sociali per gli anni a venire e che consente a centinaia di operai non solo di affrontare politicamente la durezza dell'isolamento fuori dalla fabbrica ma, più concretamente, di rientrare nel corso degli anni 80. Anche Raffaello "rientra", però viene spedito al reparto confino di via Biscaretti. L'esperienza dei cassintegrati finirà poi in un libro, curato da Raffaello e con la prestigiosa prefazione di Pietro Ingrao. E un altro libro curerà, alla fine degli anni 90, in occasione del centenario della Fiat, Cento... e uno anni alla Fiat, nel quale viene ripercorsa, insieme ad Antonio Moscato, la storia della più importante azienda italiana.

Intanto la sua attività sindacale si fa più intensa dentro gli organismi della Fiom e della Cgil. Nell'84 è eletto nel direttivo torinese, fa parte della corrente Democrazia consiliare e poi prende parte attiva a Essere sindacato. Contemporaneamente, dopo aver militato nella Lcr, farà parte di Dp fino a raggiungere Rifondazione nel 1992. Sarà eletto nel direttivo nazionale del più grande sindacato italiano dopo il congresso del 1996 e poi riconfermato all'ultima assise. Ma non molla mai Torino. Per qualche mese, alla fine del 2002, viene a Roma a lavorare all'ufficio organizzazione, ma dura poco. L'amore per Doriana e la sua vita politica torinese hanno la meglio. A Torino, del resto, è tra i più instancabili promotori del social forum, frutto di un'attenzione sincera per il movimento "no global" maturata già prima che scoppiasse Genova. Aveva rappresentato la Cgil torinese nell'esperienza delle "Marce europee" e dunque non era casuale la sua "pioneristica" presenza alla prima edizione di Porto Alegre.

Dopo di che si butta a capofitto nel referendum sull'articolo 18 e alla questione della precarietà dedica un'attenzione particolare come dimostrano i suoi recenti articoli su Liberazione e il manifesto.

Nelle telefonate incredule che ci raggiungono compare sempre lo stesso commento: è una perdita incolmabile. E' vero, Raffaello ci ha spiegato con finezza e intelligenza cos'è la condizione del lavoro ed era rimasto tra i pochi in circolazione a rappresentare una "coscienza operaia". E' vero, la sua mancanza si farà sentire molto, a Doriana, ai compagni torinesi, a tutti noi.

Salvatore Cannavò


Postato da Barbara