|
Dalla fine degli anni ’80, la DEA si è trovata a fronteggiare il nuovo problema “Ecstasy”, continuando a sequestrarne massicci quantitativi per tutta Europa. Le droghe sintetiche sono ritornate ad essere uno dei maggiori illegal business per la rapida diffusione del consumo delle pasticche di MDMA, comunemente denominate “Ecstasy”, sebbene se possano ritrovare sul mercato diversi tipi “tagliati” con le sostanze più strane e pericolose. L’Ecstasy costituisce oramai un ampio e consolidato mercato internazionale, che ha arricchito, in un ristretto arco di tempo, diversi gruppi di trafficanti, con area dominante proprio quella europea, specialmente nordica, dove è ampiamente radicata la cultura dello “sballo totale” nei “rave”, negli “house party” o semplicemente nelle discoteche, tutti posti in cui si ascolta musica assordante e si balla fino allo svenimento: non c’entrano niente, in questo caso, le piantagioni sudamericane o asiatiche di coca, marijuana ed oppio, queste droghe si lavorano facilmente con poche nozioni di chimica in laboratori improvvisati, in qualsiasi parte del planisfero. Un mercato, dunque, che si è allargato quasi con la stessa velocità con cui si fanno “passare” le pasticche in discoteca o nelle feste, col suo periodo d’oro coinciso nei primi anni ’90, sfruttando l’incapacità da parte di servizi sociali, medici, istituzioni e media, non solo per impreparazione, ma spesso anche per difetti di valutazione, di strutturare dei validi programmi atti ad ostacolarlo con decisione. Fortunatamente, da quegli anni fino ad oggi si sono accumulate ricerche, studi e test che documentano l’alta nocività di queste sostanze e che hanno motivato massicce campagne d’informazione e di prevenzione, anche nel nostro paese. Da noi, l’MDMA è stata considerata una droga stagionale, un problema che sorgeva con il sopraggiungere della stagione calda, quando migliaia di turisti, molti dei quali provenienti dal Nord Europa, affollano le spiagge: un’interpretazione non più valida, poichè la discoteca, l’ambiente ideale per questo tipo di consumo, è frequentata soprattutto d’inverno, almeno nel Nord e nel Centro. Recentemente il capo della DEA Hutchinson, allarmato dalle aperture di Tony Blair all’uso della marijuana, ha voluto esporsi, tramite i mezzi di comunicazione, per ribadire i pericoli dell’anti-proibizionismo tanto esaltato anche in USA da una folta e potente lobby. Nel Nord Europa, alcune forze politiche, per evitare i danni peggiori, suggeriscono addirittura che venga offerta ecstasy all'entrata delle discoteche per impedire ai giovani di consumare pericolosi mix chimici; in Olanda ci sono degli appositi sportelli oppure si distribuiscono all'ingresso delle discoteche dei kit per testare la qualità delle pillole che ci si accinge ad acquistare. In alcuni paesi come l’Olanda, dunque, procurarsi droga, in particolar modo pasticche, facilmente smerciabili per la loro piccolezza, è abbastanza agevole. Il concetto del capo della DEA è estremamente chiaro: già solo i forti rischi che comporta procurarsi una dose dissuade dall'uso molti dei potenziali consumatori, circa un terzo; al contrario, nei paesi come l'Olanda dove la droga è addirittura acquistabile "al banco" (e comunque gli spacciatori continuano ad esistere anche lì), s’avvicinano al consumo flotte di giovani che probabilmente non vi cadrebbero se lo spaccio risultasse ancora assolutamente illegale. Non a caso, proprio i Paesi Bassi sono da ritenersi i maggiori produttori d’ecstasy, anche perché i prodotti chimici da utilizzare per questo genere di attività sono comodamente reperibili sul mercato locale. Non vogliamo addentrarci nella diatriba legalizzazione o no, fatto sta che l'80% della produzione mondiale di questi stupefacenti avviene in Olanda, dove già la domanda è molto alta, soprattutto nella parte sud -orientale, nei pressi di Maastricht, e nel confinante Belgio la cui importanza nel quadro del commercio di diamanti agevola il riciclaggio di denaro sporco, con i mezzi delle compagnie legate a questo commercio utilizzate anche per trasportare le pasticche. Altresì vero che in Olanda la produzione si è accresciuta sensibilmente proprio quando il governo ha etichettato come illegale l’MDMA, il vero nome dell’ecstasy. Senza contare che col trattato di Schengen, l'Europa è diventata più aperta e quindi ancor più accessibile alle organizzazioni malavitose che vivono di questo commercio, dal Nord-Europa si sono ramificate un po’ in tutto il mondo, pure nel nostro paese (dal ’90) e nelle vicine Francia e Spagna. Naturalmente ci sono dentro anche gli USA, dove la domanda per qualsiasi tipo di stupefacente è tradizionalmente alta e dove si continua a cadere nell’errore di oscurare le politiche di prevenzione con la dura repressione dell’offerta. La produzione di pasticche pare costi molto meno in Europa che negli Stati Uniti ed allora il mercato statunitense risulta uno dei più attraenti, tanto che la stessa DEA, la squadra antidroga americana, è costretta ad interviene minuziosamente e frequentemente nel nostro continente per bloccare il traffico alla fonte, proponendo statistiche sui quantitativi sequestrati sempre più raccapriccianti. L’Olanda, piccola e facilmente attraversabile, privilegiata meta turistica dall’incontrollabile andirivieni di visitatori e faccendieri, in una posizione geografica strategica e con una lunga tradizione commerciale-mercantile, è la principale base dei narcotrafficanti che spesso appartengono a famiglie con alle spalle una lunga storia criminale imperniata sulle ricchezze accumulate grazie alla droga. In questi anni, la polizia tedesca ha segnalato più volte l’esistenza di laboratori illegali di MDMA in Germania con una produttività da definirsi, senza esagerazioni, industriale, ovvero con una capacità di produzione di oltre centomila compresse all’ora, sebbene la maggior parte delle pastiglie continui a provenire dalla vicinissima Olanda, dai ben noti centri del turismo della droga ad Amsterdam e a Maastricht. Altra fonte importante per la Germania è costituita dall’Est Europeo. Polonia, Lituania, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Croazia ed altri paesi fanno parte di questo vasto e inquietante mercato; la rete del traffico europeo è intricata ed estesa, arriva persino in Islanda: Olanda, per quadro legislativo, costume, tendenze giovanili e geografia, come fonte principale - Belgio - Germania - Svizzera - Austria - Italia - Francia - Est Europa ed anche Spagna, meta eccellente per i frequenti rave-party notturni delle grandi città come Barcellona che attirano centinaia di persone e turisti, specialmente nella bella stagione. E continua anche oltre la Manica, perché l’Inghilterra (assieme all’Irlanda, dove sono disponibili tutti i tipi differenti di MDMA) si può ritenere un cliente di tutto rispetto dell’Olanda, nelle sue città la polizia continua a sequestrare migliaia di pasticche. D’altronde, è un po’ da considerarsi il luogo d’origine dei cosiddetti rave-party, dagli anni Ottanta, spesso organizzati in edifici abbandonati o in locali “alternativi”, dove si ascolta musica a tutto volume per tutta la notte, se non per giorni, in mezzo a tanta gente e dove, quindi, per aumentare le proprie capacità di resistenza, diventa una necessità ricorrere agli stimolanti. House party e rave, molto amati anche negli USA, costituiscono il momento ideale per la distribuzione dell’ecstasy. Gli “States”, come la Gran Bretagna, sono sempre stati vivaci sperimentatori di mode, tendenze, sottoculture, controculture che spesso si caratterizzano per i rituali legati all’uso di droga. Gli house party olandesi e di altri paesi europei non sono illegali. Il modo in cui vengono organizzati non è uniforme e varia da città a città. Gli organizzatori ottengono licenze e si accordano con la polizia municipale e le autorità cittadine sull’ubicazione e sul numero di persone che si prevede partecipino: l’MDMA viene usata per dare energia e mantenere il ritmo giusto. A Berlino, movimentato centro culturale, sono frequenti non solo i techno-party, i rave, ma anche gli sfrenati e affollati cortei musicali che si spiegano per lunghi tragitti cittadini e che incoraggiano all’esibizione o esibizionismo, alla perdita di ogni inibizione, una delle rare occasioni di rivincita per le minoranze sessuali. Il problema fondamentale resta, comunque, la sottovalutazione del drammatico fenomeno-ecstasy, l’ignoranza sulle conseguenze, a volte irrimediabili, di queste tipo di abuso. A causa dei ritardi della ricerca scientifica, la maggioranza era indotta a considerarla droga “controllabile”, fortunatamente negli ultimi anni, come anticipato, se ne sta intuendo la grave pericolosità accentuata dalla disinformazione. Del resto, categorizzare l’ “ecstasy” (paste, chicche, cale, nel gergo giovanile) è davvero complicato, dato che sotto questo nome vengono smerciate ancor’oggi varie anfetamine, addirittura, in certi casi, si tratta di pastiglie che non hanno nemmeno una minima percentuale di MDMA; con la chimica, d’altronde, è possibile inventare, sperimentare e mettere sul mercato qualcosa di nuovo ogni giorno, in qualsiasi contesto, tanto che ogni città conosce diverse tipi di droghe di sintesi che, rimangono, per forza di cosa, un fenomeno sfuggente. In generale, possiamo affermare con certezza che quando si pensa all’ecstasy, si deve subito pensare a sostanze stimolanti, di derivazione anfetaminica, il cui principio attivo è l’MDMA, una molecola con struttura mista, di tipo metanfetaminico-mescalinico, che favorisce il rilascio di alcuni neurotrasmettitori fra cui la serotonina, il più noto, che regola l’umore, il sonno, la fame e la sete, le capacità associative della mente, le capacità motorie e le emozioni. La serotonina, chiamata scientificamente "5-HT", influenza i nostri stati d'animo, esattamente come l'adrenalina influenza l'attività fisica. Fa parte, in sintesi, di una serie di neurotrasmettitori che bloccano o permettono il passaggio delle informazioni tra le cellule cerebrali. Il meccanismo di funzionamento dei neurotrasmettitori è estremamente complicato e non è ancora pienamente compreso: tutto quello che si sa veramente è che abbiamo varie quantità di questi elementi nel cervello e che essi variano a seconda dei nostri stati emotivi. Da fissare anche l’ampia classe della “Ecstasy like”, genericamente gli omologhi ed analoghi di sintesi della MDMA, assai diversi per attività e specialità farmacologica ma, in qualche caso, con effetti sostanzialmente simili alla normale "ecstasy", come esiste addirittura un’alternativa "vegetariana", mix di caffeina, efedrina (non sempre) e acido benzoico. Entusiasti di come sbloccasse nella relazionalità e nella comunicazione i pazienti con disturbi d’ansia, per lungo tempo alcuni psicoterapeuti sono ricorsi alla somministrazione di MDMA concedendole fin troppa fiducia. Ed effettivamente l’ “Empathy”, il nome con il quale incominciò a diffondersi l’MDMA, a scopo ricreazionale, negli ambienti underground della controcultura californiana e statunitense, non ha una storia così corta come si pensa comunemente; già a partire dagli anni Venti se ne incominciarono a studiare i poteri, gli effetti, si sperimentò farmacologicamente, è la sua storia di droga illegale che invece inizia solo a metà degli anni Ottanta. La sua diffusione, comunque, è stata rapida, dato che per produrla è sufficiente conoscere poche nozioni di chimica, in modo da improvvisare continuamente piccoli laboratori, in cui non si bada certo alla pulizia, anche interni ad abitazioni. Per esempio, nel 1992, si è scoperto un laboratorio mobile pienamente operativo, allestito all’interno di un cointainer per trasporto marittimo. Il container era stato montato su un camion e poteva essere rimorchiato per tutta l’Olanda al fine di evitare l’individuazione da parte delle locali forze di polizia; altri olandesi, coinvolti nella produzione di amfetamine in Polonia, producevano compresse di ecstasy in uno stabilimento farmaceutico locale. E’ abbastanza semplice, specialmente per i laboratori professionali, modificare il modello, il colore e la composizione chimica del prodotto, tanto che risultano numerose le variabili disponibili. Le compresse possono essere persino fabbricate in una foggia artigianale da presse manuali. La produzione, dunque, si mantiene massiccia ed inarrestabile, ancor meno costosa se si ricorre senza scrupoli alla contraffazione con sostanze nocive come il veleno per topi o utilizzando i rimasugli attaccati alle vasche in cui si sono preparate altri tipi di droga. Rivelazioni che fanno rabbrividire. Eppure, ancora adesso, per molti, l’ecstasy non è motivo di seri allarmismi, ci sono ancora alcuni esperti che s’intestardiscono nel ridimensionarne la pericolosità. Siamo al nocciolo della questione. Il consumatore medio di ecstasy non si sente assolutamente un tossico-dipendente, anzi…per lui è l’eroinomane, e magari anche il cocainomane, il “povero sfigato” irrecuperabile con grossi problemi; la sua pasticca, invece, è solamente un valido aiuto, un veloce espediente per esaltare al massimo le proprie capacità e allentare le inibizioni quando si sta insieme agli altri, per gustarsi fino in fondo il meritato weekend di sballo dopo una noiosa settimana di lavoro o studio. E’ quindi difficile immergersi nella problematica, perché il consumatore di ecstasy non presenta tratti socio-culturali particolari, può appartenere a qualsiasi classe sociale e avere dai 15 ai 35 anni, una fascia d’eta alquanto estesa. In tutta Europa, i servizi, le polizie che si adoperano per contenere questo grave problema, ammettono unanimemente che, nella maggioranza dei casi, la domanda raggruppa indifferentemente studenti o giovani lavoratori che non sono mai stati segnalati, le loro caratteristiche li rendono abbastanza anonimi e per questo difficilmente identificabili dalle autorità. Il consumatore non ha una vita molto diversa dagli altri, studia oppure ha un lavoro, nel weekend cerca di frequentare i locali più trend, non appartiene necessariamente ad un contesto sociale avvilente, non arriva da una situazione di precarietà o non si porta dietro un passato segnato dalla sofferenza, da alcuni precisi episodi sconvolgenti, come può essere per un eroinomane. E’ una persona comune che semmai, come tutti, avverte, in una certa misura, quel disagio, quel vuoto esistenziale tipico dei giovani moderni, condizionati da una società dove la trasgressione ha perso le connotazioni politiche degli anni ‘60-‘70, quando ci si ribellava all’ottuso perbenismo ed alla ipocrisia borghese, diventando semplicemente moda, accettata da tutti e sfruttabile assai bene commercialmente: poi, per fortuna, la maggior parte delle persone non ricorre all’ecstasy. Ma è per rendere chiaro come questo tipo di consumatore non si senta certo un “deviante”, poiché condivide con tantissimi altri giovani, forse la maggior parte, la cultura del massimo divertimento a tutti costi, come riscatto alla monotonia del resto della settimana, con l’ecstasy, le amfetamine che ne possono diventare un irrinunciabile ingrediente. Gli elementi essenziali di questa sotto-cultura, cui egli aggiunge gli stimolanti artificiali, sono naturalmente la discoteca, la musica ad alto volume che invade corpo e cervello, l’abbigliamento ricercato (l’immagine è tutto), seppur poco originale perché si riferirà sempre alle tendenze del momento. Il “calatore” vive in simbiosi con la discoteca e con la musica, techno, hip-hop, house, underground, heavy-metal (per i rave) che sia, la migliore occasione per stare in compagnia. Se poi ci aggiungiamo che il metodo d’assunzione delle pasticche è banale (basta ingoiarle), che son così facili da far passare e nascondere per la minutezza, costano poco rispetto alle altre droghe (dai 15 ai 30 euro) e sembrano addirittura simpatiche perché assomigliano a caramelle dai svariati colori e “loghi” fumettistici e soprattutto gli effetti, le prime volte, sono miracolosi facendoti sentire amato dagli altri (al contrario dell’eroina che invece induce all’isolamento), oltre alla disinformazione sugli effetti collaterali, allora, certo, non c’è da stupirsi se ci si avvicina all’ecstasy senza troppe remore, credendo di poterne fare un uso ludico (ma esistono droghe ricreative?). Molti la vedono ancora come una droga “simpatica”, “non impegnativa” ed è allora c’è il pericolo che la classe d’eta dei consumatori si estenda ulteriormente per partire da sotto i 15 anni. La “fregatura”, come tutte le droghe, è che tanto ci si assuefa in poco tempo e nonostante si aumentino velocemente dosi e frequenza d’assunzione, mai si riuscirà a riprovare quelle sensazioni paradisiache delle prime volte; ci si procurerà, invece, danni cerebrali irreversibili dovuti alla progressiva degenerazione dei circuiti serotoninergici: ciò significa che continuando ad abusare della MDMA si disabituerà il cervello a produrre da sé la serotonina e gli altri neurotrasmettori. I rischi ovviamente sono alti anche quando ne si è sotto effetto, dato che si è sottoposti ad un eccessivo aumento dei battiti cardiaci, della pressione del sangue e della temperatura corporea da causare un’insufficienza renale o, nei casi limite, la morte; ciò vale in particolar modo per chi accusa già problemi cardiaci. Parallelamente, anche i danni psicologici sono devastanti. Se grazie alla magica pasticca l’individuo si sente perfetto, si piace, è libero, euforico, prova una sensazione di intimità con gli altri, li ama, si sente amato, è un tuttuno con la musica, una volta esaurito l’effetto e durante la settimana, subentrerà la paranoia e la depressione. Perché ci si sentirà lontani anni luce da quello stato di perfezione, di idillio artificiale, continuando a far paragoni con la vita “normale” piena di difetti, complicazioni ed insicurezze, tanto da rischiare di rimanere ossessionato dalle proprie imperfezioni ed incominciare a soffrire di varie psicosi soventemente legate all’aspetto fisico. Un altro reale pericolo, manna invece per gli spacciatori, è quello di lasciarsi andare all’eroina, come antidoto per controllare questi stati estremi, quello dell’euforia e quello della apatia. E cosi si finirà per diventare un “eroinomane”, come quei “tossici”, tanto disprezzati, con cui il “calatore” credeva di non avere proprio nulla da spartire. Nell’ultimo decennio, si è cercato di recuperare il tempo perso con un’ampia ed allarmistica diffusione di dati ed informazioni sull’ecstasy; del resto questo problema non è poi così nuovo, di pasticche, stimolanti, pillole magiche, amfetamine e derivati, ne sono sempre girati, certo, però, che gli effetti della MDMA possono essere micidiali. Questo nonostante sopravviva ancora una minoranza di studiosi che si affanni per “redimerla”, sostenendo che, per quel che se ne sa sino ad oggi, le preoccupazioni derivano solamente dagli effetti delle altre droghe che le vengono associate. Per noi e la netta maggioranza del mondo scientifico, invece, i pericoli descritti in quest’articolo sono ormai scontate verità e dovrebbero già spaventare, e c’è ancora molto da scoprire sull’MDMA. E proprio perché il suo consumo è trasversale ad ogni realtà, ogni contesto sociale, dovrebbe essere un pungolo a riflettere ancora una volta sui modelli, sui valori imposti dalla società e sui messaggi consumistici, edonistici veicolati dai mass media. Gaetano Farina
Postato da Gaetano
|