La manifestazione regionale del Piemonte, nella giornata dello
sciopero generale, parte da piazza San Carlo. Il Torino social forum
parte alle 9.00 da piazza Statuto. Scrivono quelli del forum sociale:
"Come annunciato, lo scontro sociale si ripresenta in autunno.
Le grandi manifestazioni di questo ultimo anno, da Genova alle manifestazioni
contro la guerra, dalla 'resistenza' dei metalmeccanici alle lotte
contro il Tav e le grandi opere inutili, dalle manifestazioni di
Joannesburg per i diritti dei popoli e dell'ambiente alle lotte
dei migranti fino alla grande manifestazione di Roma dei 'girotondini'
dimostra, al di là delle intenzioni dei suoi organizzatori,
la diffusa volontà di partecipazione e di opposizione crescente
nel mondo contro il potere e l'arroganza dei 'potenti' e nel nostro
paese al governo Berlusconi e alle sue politiche tardo neo-liberiste.
Lo sciopero generale che si annuncia sarà un altro importante
appuntamento dell'opposizione a questo governo. Un appuntamento
che non potrà non trascendere i contenuti condivisi di difesa
dell'articolo 18 e di tutela del lavoro dipendente.
Crediamo che quei contenuti di difesa e tutela vadano estesi a
tutte e tutti, a quei lavoratori dipendenti che ancora non ne godono
(lavoratori in aziende con meno di 15 dipendenti), alle figure del
lavoro atipico, interinale e precario, ai lavoratori migranti, agli
studenti in qualità di 'nomadi' del sapere e del lavoro precario
e stagionale. L'attacco ripetuto e concentrico alla quantità
e qualità dei diritti perpetrata da questo governo (in continuità
e discontinuità con i precedenti) va ricacciato indietro,
facendo dell'appuntamento dello sciopero generale un appuntamento
di tutte e tutti. Pensiamo solo alle figure del mondo precario in
vertiginosa crescita: tutti i nuovi avviamenti (e le nuove assunzioni)
nel mercato del lavoro sono ormai declinate in tempo determinato,
in affitto, in co.co.co., in partita iva, se non ancora in nero,
comunque precario. Un mondo del lavoro che rischia di non avere
tutele, sindacati, diritti di sciopero e nemmeno qualche articolo
di legge di favore. Pensiamo ai migranti, offesi dalla legge Bossi-Fini
nella loro dignità di esseri umani, spogliati di qualsiasi
diritto, per essere ridotti a silenziosa merce lavoro da sfruttare
e gettare via (in qualche Centro di Permanenza Temporanea) da parte
di padroni e padroncini.
Pensiamo, ancora, agli studenti, espropriati della gratuità
del 'libero' sapere, costretti dalle manovre dell'attuale ministero
dell'istruzione, a un futuro mercantile di acquisti di brandelli
di conoscenza sempre più cari spacciati con nome suadente
per 'crediti formativi'.
Pensiamo allo scempio che si sta facendo delle risorse naturali
che stanno diventando merce e non più diritto naturale di
ogni persona, l'acqua, l'energia, le colture; pensiamo ai disastri
sul territorio che si stanno consumando con le grandi opere e le
mega infrastrutture che non tengono in nessuna considerazione le
esigenze vere di chi su quei territori vive e di chi per motivi
diversi li attraversa.
A nostro parere lo sciopero del 18 ottobre deve vedere una forte
ricomposizione di queste componenti, entro l'ampia cornice di quella
società civile che si è mobilitata in questi anni
contro gli effetti della globalizzazione, contro le distruzioni
ambientali, contro la guerra.
Invitiamo, inoltre, a una forte partecipazione in piazza contro
la guerra annunciata, contro questo ennesimo tentativo di definire
i nascenti rapporti giuridici internazionali sulla base delle bombe
intelligenti e delle pallottole all'uranio impoverito. L'eterne
vittime rimangono le popolazioni civili inermi, le cui sofferenze
sono tradotte dal cinismo delle diplomazie ufficiali in "effetti
collaterali".
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