Una bicicletta per la democrazia
«Fino a non molti decenni fa le strade di Delhi erano affollate di biciclette. Allora c'erano pochi veicoli a motore, e la città era dei ciclisti.
data: 16 Gennaio 2003
autore: MARINA FORTI
fonte: il Manifesto
«Fino a non molti decenni fa le strade di Delhi erano affollate di biciclette. Allora c'erano pochi veicoli a motore, e la città era dei ciclisti. I pedoni camminavano al sicuro. L'aria era meno appestata. Ma ora... il numero di automobili, scooter, veicoli a tre ruote, auto-risciò, camion, autobus eccetera è aumentato esponenzialmente, ben oltre la capacità di portata dello spazio urbano».

No, non è un volantino di «Massa critica» quello che stiamo citando - anche se parla di «restituire le strade alle biciclette». Our Right on Road («Il nostro diritto alla strada») è una sorta di manifesto per la difesa dei diritti delle due ruote (ma anche dei pedoni, dei risciò e dei loro guidatori - i rikshaw-walla, e perfino dei carretti trainati da muli: non più presenti in una grande città come Delhi ma ancora comuni in molte cittadine e paesotti di questo paese). La campagna «per l'eguale diritto alla strada» è promossa dalla «Rete dell'Asia meridionale per i trasporti popolari» (South Asia people's transport network), che durante il Social forum asiatico a Hyderabad ha allestito una mostra fotografica di grande richiamo: «Il risciò nella storia indiana». Quelle foto in bianco e nero in effetti documentano che il veicolo trainato da un guidatore che pedala è inseparabile dalla storia del subcontinente: ritraggono altezzosi signori inglesi e dame in abiti vittoriani, signore drappeggiate nei sari e notabili compresi di sé, donne con bambini, il Pandit Nehru, e il Mahatma Gandhi che cammina accanto al guidatore di un risciò vuoto (ovvero un brahmino che rifiuta la discriminazione di casta: il rikshaw-walla è un fuoricasta).

Ai pedali, sempre, uomini magrissimi dall'aria affaticata... Ma la mostra è una divagazione storica, lo scopo della «Rete per i trasporti popolari» non è rivendicare lo sfruttamento dei guidatori di risciò - i quali del resto erano al Forum di Hyderabad in carne e ossa e pedali, a manifestare per la libera circolazione dei loro faticosi veicoli. Il fatto è che in una grande città come Delhi la bicicletta è un veicolo umile. La consegna quotidiana del giornale «sarebbe inconcepibile senza la bicicletta», fa notare il manifesto per «l'eguale diritto alla strada». I venditori ambulanti, l'arrotino, e poi centinaia di lavoratori di fabbriche, officine, cantieri, usano la bicicletta per spostarsi e lavorare. «La bicicletta non ha bisogno di carburante né di foraggio. Spinta dall'energia umana, è un mezzo di trasporto pulito, non lercia le strade, ha impatto zero sull'ambiente e l'aria delle nostre città».

La bicicletta «è anche il veicolo più economico per una mobilità rapida. Gran parte delle riparazioni è compiuta dal proprietario stesso, tagliando a quasi zero i costi di manutenzione. Ha bisogno di pochissimo spazio per il parcheggio. ...in caso di traffico la bicicletta si districa dai clacson e diventa il veicolo più veloce. Un ciclista non ha bisogno di fare ginnastica per esercitare braccia e gambe, il suo veicolo è la sua fitness». Ma la motorizzazione crescente ha letteralmente spinto le due ruote sul ciglio della strada. A Delhi circolavano 217mila veicoli a motore nel 1971, 560mila nell'81, 1,9 milioni nel `91, 3,6 milioni nel 2001... Le autorità municipali si preoccupano dei cittadini motorizzati ma «ignorano i bisogni della gente comune», accusa il manifesto della Campagna per l'eguale diritto alla strada. Eppure, «una politica che promuova gli interessi dei ciclisti scoraggiando le automobili» avrebbe numerosi vantaggi: diminuire il traffico, mantenere livelli accettabili di mobilità, risparmiare energia non rinnovabile.

E soprattutto rende più democratica la strada: «La democrazia onora tutti con uguali diritti». Seguono raccomandazioni: priorità al trasporto pubblico, e anche tra i trasporti individuali priorità a quelli eco-compatibili. Corsie riservate, assicurazioni infortuni per cicli e ciclisti, parcheggi per biciclette... «Le strade sono intrinsecamente legate al benessere sociale. Si dice anche che le strade riflettono lo stato della nostra società. Non dovremmo rendere la democrazia più visibile sulle nostre strade?».