Il caso delle farmacie comunali
di Roberto Cuda

fonte: http://www.nonluoghi.it/sanita.html




Un servizio sottoposto già ora ad un processo di compravendita sul mercato internazionale è quello delle farmacie comunali. Firenze cederà il prossimo anno l’80% delle 21 farmacie cittadine, con un fatturato di 54 miliardi ed un utile di 1,5, il comune di Prato il 75% della società che gestisce 13 punti vendita, poi Lucca e Grosseto, che cederanno rispettivamente il 75% e il 49%. Già privatizzate, invece, le 36 farmacie comunali di Bologna e le 15 di Cremona, in entrambi i casi vendute alla tedesca Gehe, azienda del settore leader in Europa, candidata, peraltro, alla privatizzazione di quello che viene considerato l’affare più grosso: le 84 farmacie di Milano.

Si tratta di aziende in attivo, la cui privatizzazione potrebbe provocare una serie di inconvenienti, tra i quali la chiusura dei punti vendita meno redditizi, come le farmacie situate in zone periferiche, che si vedrebbero così private di un servizio essenziale. Altro effetto collaterale potrebbe essere la distorsione delle stesse decantate regole della concorrenza, dal momento che un’unica azienda si troverebbe a controllare tutta la filiera del prodotto, dall’ingrosso al dettaglio, riuscendo magari a dettare le regole alle aziende di distribuzione più piccole, o imporre condizioni peggiorative per l’utenza.

E’ in gioco, ancora una volta, un servizio di prima necessità, che viene progressivamente compromesso dalle logiche del mercato, nel silenzio generale.




* Roberto Cuda è membro del Coordinamento lombardo Nord Sud del mondo)