Il Mugugno
I marinai di Camogli
Origini di un detto

(s.m., voce genovese di origine onomatopeica)
Voce, espressione sommessa di scontento, lamento, lagnanza, brontolio. Nel vocabolario marinaresco, brontolio di critica a un ordine dato, pur eseguendolo. I marinai di Camogli, reputati i migliori del mondo, per antico privilegio, avevano, rispetto agli altri, paga migliore e diritto al mugugno. ("Grolier")


Racconto ricostruito con qualche enfasi, ma il contenuto è rigorosamente vero. Si tratta di alcune centinaia di insegnanti, mediamente con 25 anni di esperienza, riuniti in un grande locale. Possono appartenere a qualsiasi settore della scuola, a qualsiasi istituto, è la globalizzazione che li rende simili tra loro.

Sono passati alcuni anni e il ricordo di quelle prime giornate è sempre vivo: uno zelante e spiritoso oratore cercava, con ausilio di lucidi e vignette di spiegarci il significato della flessibilià:

"[…] Un uomo primitivo, barba lunga, forte, ma sicuramente con poca astrazione, era su un'isola deserta, intento ad abbattere alcuni alberi per trarne legno e costruirsi una la zattera per la sua salvezza; ad un certo punto sente suoni provenienti da lontano, aguzza la vista e cosa vede? Una bellissima tettona (di cui non è stato riferito alcunchè a riguardo del suo grado di astrazione o di flessibilità) che a nuoto lo raggiunge. E' il massimo della gioia? Si, ma per poco, perché l'individuo primitivo con poca astrazione si avvicina a tanta bellezza, la prende dai fianchi con le sue grandi mani …e incomincia a scuoterla: era tutto ciò che sapeva fare, gli era stato insegnato che scuotendo una palma poteva far cadere facilmente i suoi frutti e nutrirsi. La mancanza di flessibilità, di adattamento alla nuova situazione emergente non gli ha permesso di ottimizzare le risorse ...(sigh!).

Su un' altra isola, nel frattempo:
Un uomo primitivo, barba lunga, forte, ma sicuramente molto flessibile, era su un'isola deserta intento ad abbattere alcuni alberi per trarne legno e costruirsi una la zattera per la sua salvezza; ad un certo punto sente suoni provenienti da lontano, aguzza la vista e cosa vede? La bellissima tettona che a nuoto lo raggiunge. L'uomo flessibile la vede e sogghigna, prende il tronco che doveva servire per supportare la vela della sua imbarcazione, lo taglia in quattro pezzi, e trasforma la sua zattera in un letto: l'uomo flex ottiene tutto proprio in virtù della sua flessibilità!

Da allora sono passati alcuni anni, molti di noi sono stati licenziati, silurati, espulsi, flessibilizzati, ristrutturati, fusionati, globalizzati, esuberati. (Grazie Pennac!)
Molti sono stati spogliati delle loro competenze specifiche, numerosi si sono riconvertiti a nuove tecnologie, il tempo di lavoro è aumentato, l'ansia anche. Mediamente cinquantenni, spesso a caccia di una firma per poter fare 10 fotocopie o per ottenere una cartuccia per la stampante o un mouse funzionante, umiliati dal fattore e scaricati dal Sindacato.

"L'asse portante del sistema educativo è stato spostato dalla persona umana alla risorsa umana. Avere accettato la riduzione della persona umana alla risorsa umana , significa aver imprigionato ogni aspetto della persona umana , e non solo il lavoro, nella logica della produzione. Così il diritto all'esistenza della risorsa umana è condizionata dalla sua utilità al sistema produttivo. Una risorsa umana non redditizia è immediatamente scartata, eliminata. Per un adulto non vi è più diritto al lavoro ma il dovere all'impiegabilità. Se una risorsa umana non è impiegabile, utilizzabile, non ha più alcun valore."
[Riccardo Petrella sul N° 18 di Carta]

Siamo quindi da un lato le "risorse umane", incastonate in orari di lavoro che hanno come unico scopo lo sfruttamento intensivo delle risorse, dall' altra i clienti da preparare alle nuove tecnologie e ai nuovi consumi, in entrambi i casi relegati ad un ruolo subalterno, di produzione o di consumo. E quanto ai metodi, alla didattica... è normale osservare l'insegnante flex alla lavagna con gesso e cancellino come ai tempi della maestrina con la penna rossa, o l'insegnante flex di "sicurezza sul lavoro" scavalcare grovigli di cavi. Ognuno s'aggiusta come può.

..Intanto..

..."La nuova scuola “azienda“, deve preoccuparsi della “customer satisfation“, della gratificazione dei suoi clienti: i ragazzi e le famiglie.
La scuola non deve procurare fastidi alla clientela, la quale deve essere, semmai, contenta, felice, svagata, piacevolmente coinvolta nelle più svariate iniziative. Per perseguire questo risultato la scuola italiana deve, in primo luogo, abdicare all'unico suo lecito obiettivo: la formazione culturale dell'allievo, perchè una seria formazione culturale non può passare soltanto attraverso una concezione edonistica, svagata, disimpegnata del sapere: apprendere il latino e la matematica è utile ma costa molta fatica. Un corso di studi serio ed impegnativo è vissuto oggi con fastidio ed insofferenza dalle famiglie: può significare, ad esempio, rinunciare ad un week end con il proprio ragazzo, condividere con lui le ansie dello studio.
Per evitare spiacevoli fastidi alla clientela, occorre garantire il successo formativo agli allievi – clienti: e il “successo formativo“ e con esso la “produttività scolastica“ – ossia il numero di promozioni – si raggiungono attraverso un progressivo abbassamento dei livelli. Questo processo, attraverso il quale la scuola italiana sta rinunciando a proporre una formazione culturale dignitosa e profonda, viene presentato come una grande e radicale operazione di ammodernamento e di innovazione". (fonte: www.nonluoghi.it :LUCIANO LOCCI).

Lo stress si scarica sui colleghi, nei corridoi e nella vita privata. Una collega in maternità, un collega ammalato significa ulteriore carico di lavoro, il Mugugno serpeggia, saprà produrre con il confronto proposte concrete o rimarrà un inutile borbottio?