[...] Dentro una dimora sotterranea a forma di caverna, con
l'entrata aperta alla luce e ampia quanto tutta la larghezza della caverna, pensa di
vedere degli uomini che vi stiano dentro fin da fanciulli, incatenati gambe e collo, sì
da dover restare fermi e da poter vedere soltanto in avanti, incapaci, a causa della
catena, di volgere attorno il capo.
Alta e lontana brilli alle loro spalle la luce d'un fuoco e tra il fuoco e i prigionieri
corra rialzata una strada. Lungo questa pensa di vedere costruito un muricciolo, come
quegli schermi che i burattinai pongono davanti alle persone per mostrare al di sopra di
essi i burattini. [...]Se quei prigionieri potessero conversare tra loro, non credi che
penserebbero di chiamare gli oggetti reali le loro visioni?
Platone, La Repubblica (VII, 514 a - 516 c)
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