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Ma l'obiettivo di questo vertice dei G8, come di quelli precedenti, non è esattamente quello di superare le attuali profonde ingiustizie che a livello mondiale portano il 20% della popolazione (quella dei paesi più industrializzati) a consumare l'83% delle risorse; non è neppure quello di rimuovere le cause che, negli stessi paesi ricchi, creano ogni giorno nuove povertà, né quello di dare una diversa prospettiva di vita ai 130 milioni di migranti e rifugiati cui vengono negati i più elementari diritti; neppure la difesa dell'ambiente è tra gli obiettivi di chi continua a non rispettare gli accordi internazionali o, peggio, come gli Stati Uniti, straccia i trattati che aveva sottoscritto (protocollo di Kyoto).
L'obiettivo dei G8, al di là della solita immagine di facciata presentata dai mass media, è semplicemente quello di rilanciare le politiche di un liberismo senza regole: quello che nei paesi poveri uccide ogni anno 11 milioni di bambini per denutrizione (altro che paesi "in via di sviluppo"!) e nei paesi ricchi distrugge lo stato sociale privatizzando i servizi ( a cominciare dalla sanità e dall'istruzione) ed erodendo ogni giorno i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Le politiche neoliberiste dei G8 globalizzano la povertà, distruggono l'ambiente e impongono un nuovo ordine mondiale economico, politico e militare. È questa la globalizzazione che contestiamo.
- Ci opponiamo fermamente ad una globalizzazione che quando non toglie il lavoro lo rende precario e lo vincola ad ogni sorta di flessibilità; la new economy non rende più liberi i giovani, le donne, tutti i cittadini, e il futuro che promette non guarda agli anni di una vita, ma si esaurisce in poche settimane.
- Siamo contro un sistema che difende i paradisi fiscali e la speculazione finanziaria; deve essere introdotta una tassazione delle transazioni di natura speculativa (la Tobin Tax) per porre un freno alle speculazioni e reperire risorse per i servizi sociali e le politiche di cooperazione.
- Siamo contrari ad un sistema che nega il diritto alla salute e uccide intere popolazioni: le politiche dettate dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale e dall'Organizzazione Mondiale del Commercio opprimono con il debito estero i paesi più poveri; la spesa per pagare il debito e gli interessi supera spesso quella per la sanità, e 900 milioni di persone non hanno possibilità di accedere ai farmaci essenziali; la vita media, che nei paesi ricchi si avvicina agli 80 anni, sta scendendo in altri paesi al di sotto dei 40 anni. La cancellazione del debito è una scelta inderogabile.
- Combattiamo una globalizzazione che cancella le diversità e omologa al modello culturale dominante; una globalizzazione che depreda l'ambiente e le culture;
- Ci opponiamo a chi specula sulla vita con il business degli organismi geneticamente modificati: i rischi per la salute si sommano alle conseguenze devastanti per le economie agricole non controllate dalle grandi multinazionali agro-alimentari; è indispensabile una moratoria degli OGM ed il pieno riconoscimento del principio di precauzionalità.
- Non accettiamo l'espropriazione della politica e delle istituzione democratiche da parte dell'economia e della finanza; non accettiamo il dominio dei mercati e la dittatura di poteri sovranazionali antidemocratici illegittimi quali l'OMC, il FMI, la Banca mondiale e lo stesso G8. Non accettiamo i ricatti economici e politici con cui impongono le loro ricette neoliberiste.
- Non possiamo accettare che la guerra, utilizzata come strumento di politica internazionale, sia parte integrante di questo nuovo ordine mondiale di cui si fa garante l'asse USA-NATO. Respingiamo il progetto di nuove strategie di "difesa", e chiediamo invece una riduzione delle spese militari, una ridefinizione del ruolo delle Nazioni Unite e un rilancio delle iniziative di cooperazione e solidarietà.
- La globalizzazione che rifiutiamo è infine quella che nega il diritto a manifestare il dissenso e annulla gli spazi di democrazia. È quella che per impedire che il dissenso si renda visibile militarizza le città in cui celebra i suoi vertici, incute un senso di paura nei cittadini ed espelle da interi quartieri gli abitanti meno graditi: gli immigrati. (questo sta succedendo a Genova in vista del G8; invece il WTO, dopo l'esperienza di Seattle, ha programmato la prossima riunione nel Qatar, paese degli emirati arabi in cui il divieto a manifestare è tassativo, e chi trasgredisce è punito con la pena di morte…).
La globalizzazione che vogliamo è invece quella che:
- antepone i diritti dei cittadini a quelli dei mercati
- garantisce la libera circolazione delle persone e non solo dei capitali
- restituisce e allarga gli spazi di democrazia e di partecipazione
Un mondo diverso è possibile, e vogliamo essere in tanti a Genova nella prossima estate, per unire la proposta alla protesta; per stringere un assedio ai G8 garantendo una partecipazione di massa. E dobbiamo essere capaci di esprimere una protesta ferma e radicale costruendo intorno alle proposte il consenso e la partecipazione dei cittadini.
Nessuno si può sentire estraneo: siamo tutti coinvolti, come cittadini e come lavoratori ogni giorno più precarizzati, e il sindacato deve impegnarsi affinché in ogni luogo di lavoro cresca questa consapevolezza.
Già a metà giugno un appuntamento organizzato dalla Marcia Mondiale delle Donne darà simbolicamente il via alle manifestazioni di contestazione dei lavori del G8.
Nella settimana dal 16 al 22 luglio 2001 Genova sarà invasa da decine di migliaia di persone: arriveranno da tutte le città italiane e, numerosissime, dal resto dell'Europa, ma anche dal SudAmerica e dal resto del mondo. Una pluralità di culture, una grande ed eterogeneo arcipelago di associazioni, gruppi, sindacati, forze politiche e singoli cittadini uniti nel contestare un vertice di 8 potenze che con una nuova politica coloniale vogliono decidere per tutti i paesi e per tutti i cittadini del pianeta.
Il Genoa Social Forum, un coordinamento a livello internazionale che organizza la grande mobilitazione e raccoglie già oltre 300 adesioni tra associazioni, reti, ONG, ecc. ha programmato per quei giorni numerosi forum di discussione sui temi della globalizzazione e ha previsto tre grandi manifestazioni di massa:
- giovedì 19 luglio un "corteo internazionale dei migranti", per porre in primo piano il problema dei diritti negati e il tema della cittadinanza globale.
- venerdì 20 luglio, giorno di apertura del G8: assedio dell'area blindata in cui si svolgerà il vertice, con azioni dirette di disobbedienza civile e pacifica.
- sabato 21 luglio: un grande corteo per le vie della città al quale è prevista una partecipazione di oltre centomila persone. Tutti insieme grideremo:
"UN ALTRO MONDO È POSSIBILE!"
Comitato torinese per la Globalizzazione dei Diritti:
LAVORO SOCIETA' - CGIL, COLLETTIVO UNIVERSITARIO SPARTACO, RSU POLITECNICO, RETE LILLIPUT Torino, LOC, PUNTO ZIP, GIOVANI COMUNISTI, LAVORATORI PER UN FUTURO SOSTENIBILE, MARCIA MONDIALE DELLE DONNE-Torino, PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA, MANI TESE, ALLBA, SINCOBAS, COBAS SCUOLA, BANDIERA ROSSA, FORUM DELLE DONNE DEL PRC, ASSOPACE, LEGAMBIENTE CIRCOLO ECOPULIS, RETE RADIE' RESCH - Gruppo di Torino, COMITATO CHIAPAS
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