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Signora Shiva, come vede la
situazione attuale nel sistema mondiale dei cibi? In che direzione sta
andando? E' in atto una concentrazione del potere
privato sul cibo di dimensioni che nessuno avrebbe potuto immaginare. Di
recente Monsanto ha acquistato due nuove aziende sementiere, una delle
quali ha il brevetto per una tecnologia che si chiama «terminator», vale a
dire che i semi che vengono dai campi non sono utilizzabili per essere di
nuovo seminati, sono sterili. La fusione di Monsanto con Cargill per le
attività biotecnologiche era stata annunciata poco tempo prima. Negli
ultimi vent'anni Cargill ha conquistato un controllo profondo sul sistema
alimentare globale. E' il commerciante più grande di grano e controlla
intorno al 50 per cento della produzione complessiva di cereali. Questo
enorme potere economico in combinazione con le biotecnologie e il regime
dei brevetti crea, se la gente non reagisce, un sistema in cui nessuno
avrà la possibilità di decidere che cosa mangiare. E per me niente
rappresenta un totalitarismo più profondo della negazione di queste
libertà. Questo è vero sia
per i paesi poveri sia per quelli ricchi?
Sì, anche
se, per quanto riguarda i ricchi, questa privazione di libertà prende
principalmente la forma della negazione del diritto ad essere informati
sugli ingredienti del cibo, sui processi di lavorazione. La richiesta di
etichettature esaurienti - in particolare dei prodotti dell'ingegneria
genetica - viene trattata come una interferenza nel libero
commercio, una violazione dell'accordo dell'Organizzazione mondiale
del commercio (Wto - World Trade
Organization). Per il Terzo
mondo un primo effetto della concentrazione del controllo sull'agricoltura
nelle mani di poche aziende sarà lo sradicamento di milioni di contadini.
Il controllo dell'agricoltura di Cargill e Monsanto è basata sulla
superfluità del piccolo produttore, esso può funzionare solo in unità
produttive di una certa dimensione. Queste tecnologie non funzionano su
mezzo ettaro o su un ettaro, quindi la spoliazione di due terzi della
popolazione dell'India è una conseguenza inevitabile. Ciò significa che
quelli che oggi producono la sicurezza alimentare dell'India saranno
trasformati in vittime delle carestie.Le nostre aree rurali saranno
teatro delle peggiori catastrofi alimentari. E sono convinta che nei
prossimi anni vedremo delle crisi profonde nel settore agricolo in tutto
il mondo. Quindi c'è un
rischio concreto... I governi
possono ignorare qualsiasi cosa, ma la gente non può essere presa in giro
sul fatto se avrà da mangiare oppure no: su questo tema la propaganda non
può trarre in inganno. Se non hanno accesso ai semi, a semi gratuiti, i
contadini poveri del Terzo Mondo non sopravviveranno e se in una
società agricola i contadini non sopravvivono, quella società non
sopravviverà. Sarà spinta alla guerra, al genocidio o in una carestia. Noi
abbiamo avuto una lezione molto dura dalla carestia del 1942 in India,
quando due milioni di persone morirono.
Era
tutta gente di campagna. Morivano non per mancanza di riso: il riso era
sufficiente, ma la gente non era in grado di comprarlo. E non potevano
comprarlo a causa dell'integrazione globale: il riso veniva esportato per
soddisfare la domanda creata dalla guerra. Era più redditizio venderlo
all'estero. I contadini poveri che lo coltivavano non avevano accesso al
riso come cibo perché quello che loro producevano gli veniva tolto sotto
forma di imposte e tasse. Questo, in seguito, ha creato il movimento per
la libertà dei contadini e del lavoratori agricoli che essenzialmente
chiedeva tre cose; di trattenere una quantità sufficiente del prodotto per
poter sopravvivere, di essere protetti dalla perdita dalla terra per
debiti e di aver accesso ai mezzi di produzione, la terra e i
semi. Che cosa è cambiato oggi, a distanza di
mezzo secolo? Oggi siamo
testimoni di una concentrazione senza precedenti del controllo del sistema
agroalimentare internazionale in cui convergono essenzialmente tre
aspetti: il controllo dei semi, il controllo dell'industria chimica, il
controllo delle innovazioni biotecnologiche attraverso il sistema dei
brevetti. Questa convergenza di fattori spesso prende semplicemente la
forma della fusione delle grandi imprese; un supporto importante è quello
dell'accordo della Wto che allarga il loro potere sia al nord che al sud.
Il diritto al cibo, la libertà di disporre del cibo è una libertà per la
quale la gente dovrà lottare come ha lottato per il diritto al voto. Solo
che non vivi o muori sulla base del diritto al voto, ma vivi o muori sulla
base del rifiuto del diritto di disporre di cibo.
E' un caso che le prime applicazioni diffuse dall'ingegneri
genetica siano state sul mais e sulla soia, due prodotti agricoli che
servono prevalentemente come mangimi per l'allevamento e non come cibo per
l'uomo? Sono convinta che l'accento sul mais e
sulla soia sia significativo, nel senso che nel nostro mondo uno ha dei
diritti personali in quanto è in grado di comprare. Si è una persona in
quanto si è un consumatore. In questo senso gli animali del mondo
industrializzato hanno un potere d'acquisto superiore alla gente del Terzo
mondo. Per il semplice fatto che è più redditizio vendere materia
organizzata come mangime per animali che saranno mangiati nei paesi ricchi
che produrre il cibo di cui ha bisogno il Terzo mondo. I poveri del mondo
non industrializzato hanno un'alimentazione molto diversificata, perché
devono sopravvivere al di fuori dei grandi mercati. La gente più povera
dell'India mangia per lo più cibi locali. Mangiano miglio, legumi,
riso... La gente povera del mondo mangia
trecento varietà di cibi. Nel sistema del commercio globale si sta invece
passando dalla predominanza di grano e riso a quella di soia e mais.
L'idea base dell'agrobusiness globale è di poter usare gli stessi
materiali di base per mangimi, per materia prima industriale e per
alimentare la gente - e quello che sta succedendo va in questa
direzione. Quindi, prima ci saranno i prodotti agroindustriali poi
si vedrà se vanno utilizzati come mangimi per animali o come cibi
per umani, a secondo di cosa è più redditizio. Questo
significa veramente la fine dei diritti umani, in questo sistema gli
uomini non hanno più diritti. (ottobre 1998)
* Vandana Shiva è direttore della Research
Foundation for Science, Technology
and Natural Resource Policy, una rete mondiale
di ricercatori specializzati in agricoltura e sviluppo sostenibili.
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