[ ] Un uomo è caduto, e subito gli altri lo hanno tirato su a strattoni, gli hanno urlato, ciascuno dalla propria parte, due domande diverse, come potrebbe rispondere anche se lo volesse, e non è questo il caso, perché luomo che è caduto ed è stato tirato su, morirà senza aver detto una sola parola. Soltanto gemiti gli usciranno dalla bocca
e, tacitamente, nel silenzio dellanima, profondi lai, ma anche quando saranno
saltati i denti è bisognerà sputarli a pezzi, il che fornirà maggior ragione per
picchiarlo di nuovo, non sinsozza la proprietà dello stato, anche allora il rumore
sarà quello dello sputo e nessun altro, quel meccanismo incosciente delle labbra, e poi
la caduta della saliva sparsa per terra, aggrumata di sangue, che stimola il gusto delle
formiche, le quali telegrafano a vicenda la caduta di questa nuova manna, uno strano rosso
venuto giù dal cielo così bianco. Si meravigliano le formiche, ma solo di
sfuggita. In fondo, hanno i loro doveri, gli orari da rispettare, fanno già tanto quando
alzano la testa come i cani e si fermano a guardare vagamente per verificare che
luomo caduto sia lo stesso o se nella storia sia stata introdotta una variante. E in un momento in cui lo hanno lasciato
per terra, una formica gli si è aggrappata ai vestiti, voleva vederlo più da vicino
quella stupida, sarà la prima a morire perché nel punto esatto in cui si trova si è
abbattuta la prima randellata, la seconda non la sente già più, ma la sente luomo,
che per il dolore, non lui, ma lo stomaco, gli si rivolta, e crolla di nuovo, fra conati
di vomito, è lo stomaco, il calcio violento o la pedata in pieno, e subito dopo un altro
su quelle pareti, parole tanto normali da offendere ludito. Passeggia per il corridoio, è talmente
stanco che inciampa contro un panchetto, Questo tizio mi sta distruggendo, accidente a
quelli che non parlano, ma ci rimette lui, non dovessi più chiamarmi Escarrilho, eccome
se ci rimette lui. Va a bere una secchiata dacqua, è una febbre bruciante, e a quel
punto gli viene un tale nervoso che irrompe di nuovo nella stanza, ormai ripresosi, è un
ciclone, si slancia come un cane su Germano Santos Vidigal, è un cane che si chiama
Escarrilho, ed è come se Escarro stesse facendo, tse, tse, manca solo che morda, in
seguito si potrà vedere come questo e questaltro siano segni di denti, umani,
oppure di cane, non è sicuro, chè talvolta agli uomini nascono denti canini, questo lo
sanno tutti. Poveri cani, addestrati a mordere chi dovrebbero rispettare e dove non
dovrebbero, qui, proprio qui dove sono uomo, non più che sul braccio o sul mento, o in
questaltro posto che è il cuore, un altro tipo di occhi, o nel cervello, occhi
veri. Ma fin da piccolo mi è stato detto che questa macchina inquieta è la parte più
umana che possiedo e, anche se non ci credo poi tanto, la tengo da conto, e no è giusto
che me la mordano i cani. Lo sanno le formiche, tanto abituate a vedere i loro morti e a fare diagnosi a prima vista[ ] Comè pallido questuomo, non sembra neanche lo stesso, la faccia gonfia, le labbra spaccate, e gli occhi, poveri occhi, neanche si vedono nel viso, comè diverso da quando è arrivato, ma lo riconosco dallodore, che è pur sempre il miglior senso per le formiche. Mentre pensa questo, improvvisamente le sparisce di sotto gli occhi il viso perché gli altri due uomini lo stanno girando e lo sdraiano supino, gli versano un po dacqua sulla faccia, una brocca dacqua che è casualmente fresca, presa dal profondo e nero pozzo, con la pompa, mica lo sapeva questacqua che cosa lattendeva, proveniente dalle viscere della terra,[ ] La versano dallalto su un viso, una
caduta brusca, ma subito attutita, mentre scorre lentamente sulle labbra, sugli occhi, sul
naso e sul mento, sulle guance peste, sulla testa bagnatada altra acqua, che è il sudore,
e si rimane li a far conoscenza della maschera per il momento ancora viva di
questuomo.[
] Escarrilho ed Escarro tirano su Germano Santos Vidigal per le
braccia, lo sollevano di peso, non vorrei che vi disturbaste, e vanno a metterlo seduto su
una sedia. Escarro tiene ancora in mano la sferza, arrotolata intorno al polso, ormai gli
è passata la furia di picchiare in quel modo, ma caccia un urlo, Cornuto e sputa in
faccia alluomo accasciato sulla sedia come una giacca che è stata sfilata ed è
rimasta lì, vuota. Ha aperto gli occhi, ammesso che questo
significhi aprirli, due fessure strettissime che la luce riiesce a stento a penetrare e
quella che entra è troppa, tantè vivo il dolore allle pupille, avvertito solo
perché è un dolore nuovo, un coltello che va a piantarsi dove ce ne sono altri cento
piantati e nella carne si rigirano, e fra i gemiti a biascicato qualche parola a cui
Escarro ed Escarrilho hanno teso ansiosamente lorecchio, ormai pentiti di un castigo
così grande, può darsi che non riuscirà a parlare, ma quello che vuole Germano Santos
Vidigal, un poveraccio ancora assoggettato ai bisogni del corpo, è infilarsi lì dentro a
scaricare la vescica che, vai a sapere perché, adesso ha dato segnali urgenti, oppure si
svuotera lì comunque. Escarro ed Escarrilho non vogliono sporcare il pavimento più di
quanto si è visto, ma sperano anche che si sia spezzata la resistenza dellostinato,
e questa richiesta ne sia un primo segno, quindi si accosta uno di loro alla porta per
vedere se il corridoio è libero, fa un cenno e rientra, e tutti e due sostengono Germano
Santos Vidigal per i cinque metri che lo separano dalla sentina, lo appoggiano alle assi
dellurinatorio, ma quel poveraccio deve sbottonarsi da solo con le dita incerte,
cercando ed estraendo dalle brache il torturato arnese, lo zufolo, non osando toccare i
testicoli gonfi, lo scroto graffiato, e poi si concentra, chiama in aiuto tutti i muscoli,
dapprima chiede loro di contrarsi e poi, di colpo, di rilassarsi perchè gli sfinteri si
distendano, diminuiscano la terribile tensione, ci prova una, due, tre volte e
allimprovviso esce lo zampillo, di sangue, forse anche di urina, come si fa a
distinguere in questo unico getto rosso, come se tutte le vene del corpo si fossero rotte
e avessero trovato sbocco da qualche parte. Lui si trattiene, ma lo zaampillo non
diminuisce, E la vita che se ne sta andando via così. Sta ancora gocciolando quando
si rassetta, privo di forze per abbottonarsi.
Josè Saramago: "Una terra chiamata Alentejo" Bompiani lire 14.000
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