|
Firma l'appello No Israele Ospite d'Onore

Sbagliato linvito,
sbagliata la cornice
Quandero piccola mio padre ha fatto in modo che io, le mie due sorelle
e mio fratello imparassimo a distinguere tra un ebreo e laltro:
cerano gli ebrei che il nazismo aveva trasformato nelle sue principali
vittime e cerano i coloni israeliani che occupavano il mio paese.
Mi lasciano tuttora stupefatta la confusione intenzionale
e il conseguente ricatto emotivo per cui qualsiasi critica nei confronti
delloccupante è spudoratamente e di proposito presa per antisemitismo.Da
brava figlia di mio padre, ho imparato anche a non lasciarmi intimidire.
Invitando Israele come Paese ospite donore in occasione
del sessantesimo anniversario della sua indipendenza, la Fiera del Libro
di Torino 2008 è sfortunatamente partita con il piede sbagliato.
Mi domando se lindipendenza dello stato di Israele o, quanto a ciò,
lindipendenza di qualsiasi altro stato, vada considerata un evento
politico o un evento culturale. Perché dunque unorganizzazione
culturale illustre e stimata come la Fiera del Libro di Torino dovrebbe
fare lerrore di infilarsi imponendo ad altri (personaggi
della cultura, scrittori, politici, partiti, editori e lintero pubblico)
di fare altrettanto in un arroventato dibattito politico, e sentirsi
obbligata a prendere posizione su quello che a me non sembra affatto un
evento culturale, bensì un avvenimento politico spinoso e controverso.
Non siamo tutti consapevoli che il sessantesimo anniversario dellindipendenza
di Israele è, guarda caso, anche il sessantesimo anniversario
della Nakba (catastrofe) per i palestinesi?
Nel 1948, sessantanni fa, Israele cacciò circa 850.000 palestinesi
dalla loro terra e la mia famiglia, originaria di Jaffa, ebbe la sorte
di essere tra loro. E ci si aspetta che mi unisca ai festeggiamenti per
il giorno dellindipendenza di Israele?
Linvito a celebrare lindipendenza di Israele e non a commemorare
la Nakba palestinese è stato, da parte degli organizzatori della
Fiera del Libro, un gesto piuttosto infelice. Che reazione al dialogo
culturaleavrebbero avuto gli scrittori israeliani, se fossero stati
invitati a una fiera del libro intitolata ai sessantanni della
Nakba palestinese? Si sarebbero, a differenza di noi, dimostrati
disponibili?
Naturalmente avrei anche potuto suggerire alla Fiera del Libro di essere
imparziale e di invitare noi palestinesi a celebrare a nostra volta il
giorno dellindipendenza che sogniamo. Purtroppo, però,
e come risultato di quarantanni di occupazione israeliana e dellappoggio
che Israele continua a ricevere grazie alla celebrazione della sua indipendenza,
quel giorno non vedrà la luce. Non a breve.
La Fiera del libro di Torino non si è limitata a scegliere come
ospite donore loccupante, ma ha invitato loccupato (persone
come me) a partecipare alla celebrazione del giorno della sua indipendenza.
Come se non bastasse siamo stati ingiustamente accusati di essere contro
la cultura e contro il dialogo.
Infine voglio dire la mia sullespressione ospite donore.
Per lamor del cielo, ma di quale onore stiamo parlando? Fermatevi
un istante, accendete la televisione e date unocchiata a quel che
lospite donore sta facendo nella Striscia di Gaza: boicotta
cibo e combustibile (oggi a Ramallah nevica) per un milione e mezzo di
civili palestinesi. È questo lospite donore che la
fiera vuole?
E qual è lIsraele di cui si celebra lindipendenza?
LIsraele del piano di partizione approvato dalle Nazioni Unite nel
1947 (che sarei lieta di celebrare insieme a voi, perché allora
ci sarebbe anche uno stato palestinese) o lIsraele che ha occupato
altra terra durante la sua Guerra di indipendenza del 1948?
Oppure il Grande Israele che include anche la Cisgiordania e la Striscia
di Gaza , occupate nel 1967, e da cui ha finora rifiutato di ritirarsi?
Purtroppo gli organizzatori della Fiera del Libro di Torino sono, di proposito
o nel migliore dei casi per sbaglio, partiti col piede sinistro, mettendo
se stessi e gli altri (scrittori, case editrici e pubblico) in una posizione
politica molto difficile e polarizzata. Così facendo, hanno causato
un grosso danno a qualsiasi relazione di lavoro. Se il loro è stato
un errore involontario, hanno ancora quattro mesi per ripensarci,
se non per scusarsi. Mio padre ci diceva sempre:Meglio chiedere
scusa per lerrore fatto che continuare a fare bestialità.
Colgo loccasione per ringraziare tutti gli scrittori e gli intellettuali
israeliani che hanno declinato linvito. Perché la divisione
non è tra arabi e ebrei, ma tra chi dice basta con loccupazione,
e in Israele sono in molti a dirlo, e chi vocifera sullargomento,
e in Europa sono in tanti a farlo.
Invito una delle più stimate fiere del libro dItalia e del
mondo a essere abbastanza coraggiosa da lasciar perdere tutto, Indipendenza
e Nakba, e celebrare unautentica attività culturale
di cui tutti possiamo fare parte.
Questanno non cè bisogno di ospiti donore.
Suad Amiry
29 gennaio 2008
Traduzione dallinglese di Maria Nadotti
|