Un gran saluto a tutti e tutte.
Luca dal CTO di Torino
[ 30 Aprile 2012 ]
Mi faccio vivo dalla mia "detenzione" ospedaliera che probabilmente durerà ancora un mese o forse più. Incomincio col ringraziare tanto tutti quanti e in particolare coloro che si sono adoperati per aiutarmi in vario modo. Una parentesi sulle mie condizioni: miglioro gradualmente ogni giorno ma ancora non cammino da solo, le ferite son guarite, ma ora sono le cicatrici da ustione che son da curare per molti mesi. Non ci sono complicazioni di altro tipo ma ci vorrà tempo per un recupero completo.
Provo a dir la mia, senza la pretesa di insegnare a nessuno, sul tema in discussione in questo periodo. Purtroppo il mio è un punto di vista limitato in questo momento così come la mia capacità di azione.
E' ormai chiaro a tutti che stiamo entrando in una nuova fase della lotta No Tav, per cui occorre elaborare e praticare nuove strategie valorizzando il patrimonio di esperienze vissute fin ora. Credo si possa essere contenti di ciò che è stato negli anni passati pur con i limiti intrinseci ad un movimento come il nostro.
Gli spazi d'azione in Clarea si sono ridotti e, anche se val la pena continuare una presenza costante da quelle parti, occorre allargare il campo delle mobilitazioni anche approfittando dell'ampliarsi della partecipazione e solidarietà in tutta Italia. Ormai si può dire che la Valsusa ha conquistato i cuori di moltissima gente e il fenomeno è destinato ad aumentare.
Per ciò bisogna trovare proposte che possano essere praticate da tutti e ovunque. La disponibilità all'azione è cresciuta, ma bisogna "nutrire e coltivare" questa propensione, anche perchè , al di la del TAV, le cose stanno volgendo al peggio da vari punti di vista non solo in Italia.
In questo senso credo che sia il momento buono per riproporre, strutturandole bene, le campagne di pressione/boicottaggio verso l'apparato che sta dietro al TAV e al cantiere di Chiomonte. Credo che per una maggiore efficacia e credibilità di una campagna sia più proficuo restringere il campo degli obbiettivi; in questo senso credo che in ordine di importanza ci siano le ditte che in qualche modo lucrano sul cantiere (appaltanti vari, fornitori di mezzi e materiali, alberghi, mense ecc...) contando sul fatto che per danneggiare una ditta si può colpire anche ciò che le sta intorno e le permette di sopravvivere (compagnie d'assicurazione, banche finanziatrici ecc...).
Rispetto all'apparato militare e politico di supporto al progetto TAV credo che sia più difficile ottenere risultati tangibili, nel senso che è più difficile (ma non impossibile) far recedere ministri e partiti dal loro impegno sul TAV, mentre è più facile che una ditta abbandoni un appalto se i danni di immagine ed economici superano i previsti guadagni.
Per saperne di più e trarre spunti sulle possibilità che offre una campagna di pressione si può attingere al patrimonio delle lotte animaliste ed ecologiste (soprattutto inglesi) che negli ultimi vent'anni hanno praticato queste forme di lotta riuscendo a far chiudere laboratori di vivisezione, allevamenti di animali da pelliccia e a bloccare progetti distruttivi.
Venendo al pratico, secondo me ci vorrebbe un gruppo ben definito di persone del movimento che si occupi di raccogliere e verificare le informazioni sull'apparato oggetto del boicottaggio. Questo è un lavoro da fare bene, con impegno e precisione, da esso dipende il buon esito anche mediatico della campagna.
I dati dovrebbero essere ben presentati tramite apposite schede visibili sui siti, facendo attenzione a cosa si scrive per non incorrere in apologia di reato. E poi il resto sta alla fantasia e alla voglia di tutti nell'impegnarsi concretamente per dare corso ad iniziative a sorpresa o meno.
Ognuno farà secondo le possibilità e le intenzioni di cui dispone per cui si andrà da semplici volantinaggi di denuncia ad azioni più incisive (picchetti, blocchi e disturbi di vario tipo). Il tutto praticato autonomamente da comitati e gruppi sparsi per l'Italia senza accentrare l'onere organizzativo sul coordinamento dei comitati che semmai può dare le dritte generali.
Le grandi giornate a chiamata nazionale si possono sempre fare ogni qualche mese alla bisogna, ma contando che il nostro agire sarà facilmente prevedibile ed arginabile dall'imponente dispositivo militate che normalmente predispongono in questi casi. L'agire quotidiano, diffuso e imprevedibile rende sicuramente il loro lavoro più difficile e vi assicuro che alla lunga paga anche in termini di divertimento e soddisfazione personale.
Ci vediamo prossimamente Luca dal CTO di Torino
|